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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Recensioni La trappola delle leggi (Bernardo Giorgio Mattarella- Il Mulino)
La trappola delle leggi (Bernardo Giorgio Mattarella- Il Mulino) PDF Stampa E-mail

Il titolo è stato come una calamita, viste le cose che scrivo in questo sito. In effetti, seguendo intelligentemente una tra le varie tendenze che si incontrano nel nostro ambiente sociale, l'autore stigmatizza i primati negativi dell'Italia, dove

il numero delle leggi vigenti è molto più alto di quelli degli altri paesi europei, con continue contraddizioni tra norme diverse, insomma con la tendenza ad amministrare per legge , cui è dedicata una apposita sezione del blog di questo sito. nell'esaminare l'eccesso di leggi e i possibili rimedi, i processi di produzione normativa e i loro risultati, l'autore sembra però dare eccessiva importanza alla politica. Cioè a contigenze politiche, tutto sommato di dettaglio come il sistema elettorale; quest'ultimo , osservo sommessamente, è un riflesso della coesione sociale, che va conquistata con altri metodi rispetto all'ingegneria costituzionale. La coesione si costruisce, come cerchiamo di spiegare in questo sito, con lo studio dell'organizzazione sociale, non con le alchimie dei sistemi elettorali, nell'Illusione che "adesso col cambio di governo cambierà tutto". Invece la macchina pubblica , e l'opinione pubblica, restano sempre quelle. Questo libro intelligente sembra non capire che la certezza del diritto non dipende dalle leggi, bensi' dall'atteggiamento verso le leggi. Che l'idea (disumana) di governo della legge è la premessa per la confusione e l'orgia legislativa giustamente stigmatizzata nel testo. Bisognerebbe approfondire il rapporto tra "stato di diritto" , governato da uomini che riflettono, e la sua versione degenerata nell'ipocrita "governo della legge". Oltre alla legge come indicazione programmatica per trovare la soluzione migliore (più opportuna) nel caso di specie, la certezza del diritto viene dalla consapevolezza delle funzioni svolte e dei loro limiti. Dove ognuno ha i suoi compiti, che non sono quelli di "prendersi meno rischi possibile obbedendo agli ordini", ma di esporsi per interpretare al meglio l'interesse generale. Senza fare male (dolo) , senza essere stupido (colpa) e senza avere paura. Il libro , anche per l'esperienza personale dell'autore (molto vicino a una "bella e sofferta politica"), confida in "leggi migliori". Ce le auguriamo tutti, ma serviranno a poco se non viene superata l'idea della "legge come feticcio". 

 

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