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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

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Giuristi per l'organizzazione sociale (ovvero "l'economia pubblica si chiama diritto") PDF Stampa E-mail
Metodologia
Scritto da Raffaello Lupi   
Giovedì 09 Agosto 2012 05:37

La formazione umanistica dell’opinione pubblica italiana è sbilanciata sugli aspetti letterari, poetici, filosofici, artistici e se va bene,storici. Il lato "civico" del sapere umanistico, cioè politico-giuridico-economico  è del tutto trascurato. Prima di tutto per ragioni storiche, che ci hanno abituato a vedere il potere pubblico con diffidenza, salvo abusarne non appena se ne possedeva una briciola. Questa lacuna non è stata colmata dalla  formazione, temendo che sconfinasse nella polemica, nel bisticcio, nell'"indottrinamento”, politicamente scorretto, a rischio di litigio. E’ una carenza formativa rilevabile a tutti i livelli, comprese le 

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Bail-in, retroattività e tassazione PDF Stampa E-mail
Istituzionale
Scritto da Dario Stevanato   
Sabato 30 Luglio 2016 19:28

Secondo un’opinione che sta circolando in questi giorni, l’applicabilità delle nuove regole del bail-in anche alle obbligazioni subordinate già emesse al 1° gennaio 2016 non darebbe luogo ad alcuna applicazione “retroattiva” della legge sulla risoluzione delle banche (il D.Lgs. 180/2015 di recepimento della Direttiva BRRD), e sarebbe anzi una salutare misura di “educazione finanziaria”.

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spiegazioni delle funzioni istituzionali: la difficile supplenza dei media PDF Stampa E-mail
Opinione pubblica e media
Scritto da Emanuela Melchiorre   
Lunedì 29 Febbraio 2016 19:16

La spiegazione d' insieme della determinazione dei tributi svolta dai "sostituti": i media

Il ruolo dei media � quello di "mediare", ossia di contribuire a diffondere un sapere da tutti condiviso e accettato; essi dovrebbero, in altre parole, rappresentare i contorni di un ambiente di riflessione entro il quale la scienza sociale avrebbe potuto svilupparsi da tempo. L'uso ripetuto del condizionale qui � d'obbligo. Vi � infatti un vuoto istruttivo nei luoghi preposti alla formazione e i media hanno progressivamente dilatato la loro azione, fino al tentativo di sostituirsi alla costruzione stessa della conoscenza, almeno per quanto riguarda il nostro ambito di interesse: la determinazione dei tributi. Questo non � certo un j'accuse nei loro confronti. Lo scopo che qui ci si propone � esclusivamente quello di stimolare riflessioni, senza esprimere con questo un giudizio di merito nei confronti dei giornalisti e dei comunicatori di professione. Al contrario si vuole riconoscere che sono loro i primi ad aver intercettato un malessere diffuso, una grande lacuna teorica e una forte necessit� di spiegazioni. Cosicch� si sperimentano in ragionamenti e in quesiti fondamentali ai quali avrebbero dovuto rispondere gi� da tempo i professori.

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La beffa del cambio delle vecchie lire PDF Stampa E-mail
Amministrare per legge
Scritto da Raffaello Lupi   
Sabato 23 Gennaio 2016 11:20

Secondo la Banca D'Italia, dopo il colpo di mano del governo Monti, che con alcuni mesi di anticipo dichiarò non convertibili le vecchie lire, bisognerebbe dimostrare di essersi recati a cambiare le banconote facendosi documentare il rifiuto di oltre 4 anni fa, da parte

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Il "non voto" al referendum come legittima scelta politica PDF Stampa E-mail
Opinione pubblica e media
Scritto da Dario Stevanato   
Domenica 17 Aprile 2016 09:06

In un clima di inspiegabile isteria collettiva e impeto referendario degno di miglior causa, la scelta del “non voto” è stata messa alla berlina, condannata come illegittima, antidemocratica, vero e proprio atto di sabotaggio. Tra le tante voci che si sono levate, quelle di presidenti di Regioni che tacciano di disonestà i cittadini che non vanno a votare, o docenti universitari che giudicano la scelta dell’astensione meschina e codarda.

Sembra però sfuggire un dato elementare: qui si discute di referendum “abrogativo”, cioè di un contrarius actus per il quale i costituenti hanno richiesto una maggioranza qualificata. Il “dovere di voto” (dovere civico, secondo l’art. 48 Cost.) si riferisce evidentemente alle elezioni politiche (come si desume dai riferimenti agli “elettori”), per assicurare una adeguata rappresentatività agli eletti e lo stesso funzionamento degli organi elettivi: se, per assurdo, nessun cittadino si recasse alle urne, la democrazia rappresentativa ne sarebbe paralizzata. Nel referendum non si tratta invece di eleggere qualcuno per fare delle cose, ma di votare su un certo atto, e ci si reca (o meno) alle urne non nelle vesti di “elettori”, ma di “legislatori per un giorno” (la delibera di abrogazione di una legge è anch’essa una legge).

Al tempo stesso, il non-voto alle elezioni politiche si traduce, oltre che nel mancato esercizio di un diritto, in una mancata partecipazione ai meccanismi democratici. Chi non partecipa non compie alcuna scelta, rimettendosi a quelle compiute dagli altri consociati, abdicando al suo diritto-dovere.

Discorso molto diverso vale invece per il referendum abrogativo: qui non è in gioco la tenuta della democrazia rappresentativa, posto che si discute non dei meccanismi di formazione di una legge, bensì della sua abrogazione.

E il non andare a votare può assumere essenzialmente due significati, entrambi pienamente legittimi: può riflettere un mancato interesse per il quesito referendario, un giudizio di irrilevanza dello stesso, o anche la sua mancata comprensione. Tutte situazioni assimilabili a una implicita adesione alla legge esistente, oggetto del quesito, piuttosto che alla sua cancellazione. Se più della metà degli elettori non si reca alle urne, la rappresentatività del risultato referendario è reputata insufficiente ai fini della sua efficacia (dopodiché si può discutere se mantenere o meno un quorum così elevato, ma questo è un altro discorso, e non riguarda l’oggi).

Oppure, l’astensione può esprimere un giudizio ancor più consapevole, di contrarietà alla proposta oggetto di referendum: e in tal caso la legittimità del non-voto è ancora più netta, posto che la partecipazione (onde votare in senso contrario all’abrogazione) può invece concorrere alla formazione del quorum e così tradursi in un esito controproducente rispetto alla volontà del votante.

Chi non vota, in quanto contrario all’abrogazione, si assume peraltro sempre un rischio, dovendo affrontare un dilemma: nell’ipotesi di raggiungimento del quorum, infatti, il non aver votato faciliterebbe il raggiungimento di una maggioranza favorevole all’abrogazione.

Ora, che cosa ci sia in tutto questo di disonesto, antidemocratico, meschino, e così via, resta un mistero. L’esercizio di democrazia diretta in cui consiste la partecipazione (o non partecipazione) a un referendum abrogativo presenta evidenti similitudini con la manifestazione di un voto in un’assemblea rappresentativa, in cui disertare l’aula è strumento frequentemente utilizzato dalle minoranze parlamentari per far mancare il numero legale e impedire così l’approvazione di una norma.

La prossima volta in cui ciò accadrà, dovremo per coerenza stracciarci le vesti denunciando sabotaggi e disonesti attacchi alla democrazia?

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Corpi solidi e liquefazione della società: la perdita di potere di imperio dello stato porta alla schizofrenia fiscale PDF Stampa E-mail
Politica, potere e servizio
Scritto da Emanuela Melchiorre   
Lunedì 29 Febbraio 2016 19:04

Assistiamo ad un fenomeno inedito e inarrestabile che sta caratterizzando non solo la società italiana, ma quella mondiale. Per dirla con il noto sociologo Zygmunt Baumann stiamo assistendo alla progressiva liquefazione della società dove i confini e i riferimenti sociali si perdono e i poteri si allontanano dal controllo delle persone. Questo fenomeno ha enormi ripercussioni nella convivenza sociale e non sono trascurabili nemmeno le riflessioni in ambito dell'imposizione fiscale, del rapporto tra i cittadini e le pubbliche istituzioni

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La burocratizzazione della medicina può uccidere? PDF Stampa E-mail
Burocrazia
Scritto da Raffaello Lupi   
Domenica 03 Gennaio 2016 10:14

La morte di parecchie partorienti in pochi giorni, indicate qui, come pure l'aumento dei decessi nel 2015, sono campanelli di allarme sulla capacità di controllo sociale nel settore medico. Il timore crescente di azioni di responsabilità, spesso strumentali, da parte di alcuni pazienti, si ritorce a danno

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