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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Opinione pubblica e media Furbetti, disonesti, individualisti:Italiani, evitiamo di farci del male
Furbetti, disonesti, individualisti:Italiani, evitiamo di farci del male PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Spesso si nota che gli Italiani si fanno del male. Un filo conduttore dei discorsi su noi stessi è l'autocommiserazione per "come siamo fatti", e ci diamo da soli dei disonesti, degli individualisti , dei furbetti, e via enumerando, come se fosse una questione genetica, invece che "storico-formativa", derivante dal timore di poter contare

solo su se stessi o su un gruppo di conoscenti di cui fidarsi, per via dell'inaffidabilità dei pubblici poteri. Da questa nasce il timore di non essere tutelati , di essere imbrogliati, con diffidenza, sfiducia e tendenza ad arrangiarsi da soli. Il bisogno aguzza l'ingegno, e crea un individualismo positivo , come creatività, intuito, capacità di improvvisazione, iniziativa, tendenza ad ingegnarsi,   intraprendenza. La tendenza a fare assegnamento sulle proprie forze non egoismo, opportunismo, individualismo, inaffidabilità, scarso senso civico, e può essere rivolta anche nell'interesse di altri, anche per un nobile motivo, persino per assistere il prossimo. Anche per  questo tendiamo a saperla lunga, essendo tutti allenatori della nazionale, presidenti del consiglio o ministri del tesoro, e comunque ci teniamo a mostrare di saperla lunga, come nella nota scenetta del Sarchiapone. Poi il sospetto che qualcuno ci stia imbrogliando, innesca la paura di passare per fessi, e infine la tendenza ad imbrogliare a nostra volta, a "farci furbi", a "non esporci", ma questo opportunismo è solo un aspetto della tendenza a fare di testa nostra, ad avere ognuno una nostra morale, perchè non c'è una morale generale condivisa. E' una situazione che ha pregi e difetti, che non stanno nella fantomatica disonestà, nella furbizia, nella pigrizia, ma nella difficoltà di regolarsi in gruppo, di distinguere la migliore soluzione per il gruppo da quella che noi riteniamo tale, dalla tendenza ad essere tutti organizzatori, facendosi interpreti a modo nostro del bene comune. Per questo abbiamo eroismi individuali e disorganizzazione collettiva, e per questo tendiamo a concepire personalisticamente le organizzazioni, e le nostre aziende non riescono ad andare al di là della dimensione che può controllare  un vertice personalistico (quindi anche le nostre grandi imprese sono relativamente piccole rispetto a quelle estere, dove si riesce a fare gruppo). E' questo non ci vogliono "regole", ma ci vogliono "valori", cioè quelli della fiducia , della capacità di comprendere il punto di  vista degli altri, compresa l'umiltà di mettersi in discussione e di cercare quello che di buono può trovarsi nelle idee degli altri. Poi bisogna superare lo sfruttamento politico di questa nostra tendenza ad autocommiserarci, da parte di vertici politici che ci vorrebbero educare forzatamente, dicendo che siamo "immaturi", evasori fiscali, automobilisti indisciplinati, assenteisti sul lavoro e via enumerando. Perchè dietro a ognuna di queste presunte perversioni private, c'è un deficit formativo di comprensione della realtà, che genera a sua volta una incapacità organizzativa e di leadership delle organizzazioni, private e pubbliche. Quando la suddetta genialità individuale non basta più , e bisogna fare gruppo, allora si moltiplicano quelli che "hanno l'idea", la genialata tipica dei "salvatori della patria", derivante appunto dallo spontaneismo improvvisato che abbiamo indicato sopra. Pur smettendo di autocommiserarci, rendiamoci conto che  l'iniziativa e la creatività di qualcuno devono essere coordinate con quelle degli altri. A questo servono le scienze sociali.  

 

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