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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Metodologia Ricerca universitaria: un fallimento dello stato?
Ricerca universitaria: un fallimento dello stato? PDF Stampa E-mail
Metodologia
Scritto da Raffaello Lupi   

Leggendo il sito Roars , return on accademic research, vengono confermati gli interrogativi sul concetto di scientificità riferito ai vari settori del sapere umano, ma sopratutto le certezze sulle disfunzioni della macchina pubblica italiana riferita stavolta al settore dell'università e della ricerca. Che è una tipica area dell'organizzazione sociale in cui

i criteri di scambio (il c.d. "mercato") sono insufficienti. Il filo conduttore che lega gli innumerevoli post presenti su Roars , facendo un pò di tara al sensazionalismo , è l'intreccio tra disorganizzazione del settore pubblico ed uso delle relative risorse per fini privati, di relazione, di protezione , di visibilità personale, di clientela. Fini in senso lato "feudali", insomma, senza dame gentili e nobili cavalieri, ma con intrighi e spartizioni basate su relazioni, potere e appartenenza. Trascurando i contenuti e la meritocrazia. Cioè criteri pre-scientifici e pre-industriali, tipici della peggiore politica, con la sua appendice giuridico-leguleia, anzichè dell'analisi dei costi e dei benefici, della corrispondenza tra produzione e reddito. Dove il reddito senza produzione diventa inevitabilmente rendita di posizione. Anche se la ricerca, soprattutto di base, e la cultura, sono funzioni in buona parte pubbliche la disgregazione percepita scorrendo Roars conferma che nella ricerca italiana c'è "troppo stato", troppa mano pubblica, senza controlli della società civile, della pubblica opinione, e con controlli esteriori, burocratico-formalistici, da parte degli organi di vigilanza pubblici. Insomma, rispettando l'ipocrisia delle forme, troppo spesso ognuno fa quello che gli pare, secondo le sue scale di valori. Qualche volta gli individui  si impegnano perchè "ci credono", e qualche altra si crogiolano nelle convenienze e nell'autoreferenzialità. Senza nessuno che premi chi si impegna e punisca chi non produce. Anzi, c'è il rischio che, grazie ai criteri formalistici e al disorientamento sociale, venga premiato chi non produce e punito chi produce, ma ha dimenticato qualche dettaglio senza importanza, assunto a criterio determinante per la valutazione (gli abstracts in inglese di articoli che non si capiscono neppure in italiano!). Senza soffermarsi su come pubblico e privato dovrebbero interagire nella ricerca, sottolineiamo che entrambi esprimono istituzioni, perchè le aziende sono istituzioni. La mancata percezione di questa loro natura, e la loro considerazione come "grandi bottegai" dediti al profitto ha ostacolato anche il loro coinvolgimento nella ricerca, ma il danno peggiore è l'autoreferenzialità burocratica della ricerca e dell'accademia. L'estraneità della società civile, e del controllo sociale che essa può esprimere, ai parametri di valutazione della ricerca. L'irrilevanza degli operatori dei vari settori è giustificabile fino a che la loro valutazione si ispira a criteri utilitaristico-professionali: il prontuario medico professionale, o il formulario dell'avvocato, o il manuale di installazione di un macchinario non sono "scientifici". Ma quando il prodotto è teorico, la valutazione dei pratici del settore è fondamentale. Così come, per i prodotti artistici e letterari, è fondamentale la valutazione degli appassionati dei singoli settori. La società, cioè l'insieme degli interessati al settore, per ragioni lavorative o ludiche, deve valutare la ricerca. Destinata altrimenti alla disorganizzazione che abbiamo sotto gli occhi. Con ricadute sulla società ben indicate in questo pezzo tratto da Roars , da cui avevamo iniziato.

 

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