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Studio delle istituzioni e formazione giuridica PDF Stampa E-mail
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Istituzionale
Venerdì 26 Settembre 2014 00:26

Il soddisfacimento dei bisogni umani, individuali e collettivi, dipende da operatori economici, studiati dall'economia, e istituzioni politico-giuridiche, studiate dalla politologia e dal diritto. Per secoli i tribunali sono stati l'unica "istituzione giuridica", perchè le altre istituzioni
pubbliche erano permeate di valutazioni di opportunità  politica. Invece in tribunale si discuteva

di questioni politicamente più "asettiche", di contratti, debiti, danneggiamenti, testamenti, donazioni, e tante altre beghe "private", dove le istituzioni, tramite un loro funzionario, offrivano il "servizio giustizia", ne cives ad arma veniant . Con l"era aziendale" e la complessa
organizzazione sociale moderna, le istituzioni giuridiche si sono moltiplicate. Non a caso si parla di "stato di diritto", che oltre a ispirare i vari tipi di tribunali (civile, canonico,  militare, penale, amministrativo, contabile) ispira istituzioni meno politicizzate e in gran parte "giuridicizzate" , anche se non giurisdizionali, cioè tutte le  pubbliche amministrazioni , in materia sanitaria, educativa (guardiamo l'università), previdenziale, urbanistica, tributaria, ambientale, diplomatica,  le autorità indipendenti, gli enti locali. Il ricorso al giudice è diventato una extrema ratio, abusata e proprio per questo farraginosa, e in buona parte deprecata. La formazione giuridica è oggi all'altezza della complessità delle istituzioni? Qualcuno secondo me giustamente ne dubita, o comunque pensa si debba discutere, come accade tra le associazioni degli studiosi di diritto sulla riforma della facolta' di giurisprudenza, che a mio avviso deve formare laureati in grado di interagire, almeno metodologicamente,   anche con tutte le altre istituzioni indicate sopra. Non solo perché  l'"istituzione-giustizia", che un tempo era l'unica, oggi è "una delle tante" ,  ma anche perché solo secondo questa impostazione metodologica (istituzionalistica) si capisce  davvero l'istituzione giustizia, e quindi i laureati sapranno interagire meglio anche coi giudici, oggi visti come una specie di figure mitiche, una specie di unti del signore, cui l'avvocato si rivolge. Gli economisti, generali e aziendali, sono insufficienti rispetto alla necessità di spiegare quella parte di società non operante per il mercato, cioè  appunto le funzioni pubbliche indicate sopra, compreso il tribunale, ma non  solo. Questa prospettiva  serve anche a liberarci dal complesso di  inferiorità verso la politica, che effettivamente davanti al giudice è  "onnipotente", nella misura in cui può predeterminare le scale di valori da  utilizzare. Peccato che funzioni così solo lì, in un pezzetto del servizio  "giustizia" , che noi abbiamo esteso a tutto il resto, deresponsabilizzandoci rispetto alla politica e privando la politica, che si occupa di consenso e coesione sociale (quindi di altre cose) di un supporto che le era necessario. Per questo la facoltà di giurisprudenza dovrebbe formare una particolare categoria di studiosi sociali, chiamati "giuristi", diretti appunto allo studio delle istituzioni, comprese quelle giurisdizionali, ma non solo, secondo le riflessioni allegate

 

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