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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Burocrazia Il fascino ampolloso del burocratese
Il fascino ampolloso del burocratese PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Stasera  una giurista  ironizzava correttamente sul burocratese, introducendomi tra l'altro ai divertenti sfottò di "Dr.ciro Amendola" direttore della Gazzetta ufficiale, dietro cui si  cela un brillante professore di diritto costituzionale. Eppure, parlando, mi faceva rilevare come proprio i "non giuristi", davanti ai "materiali normativi" siano i più attenti al dato formale, alla sfumatura, ad espressioni causidiche finite lì per caso, cui

danno esoterici e imprevedibili significati. Pensandoci meglio, mi è venuto in mente che per molti versi in questo atteggiamento dei "non giuristi" c'è qualcosa di esoterico, di pre-razionale. C'è qualcosa che somiglia alle antiche superstizioni, alla ritualità scaramantica degli esorcismi, al fascino delle formule magiche, per certi versi delle preghiere, col potere evocatore della novena o del rosario, che dopotutto sono un punto di emersione del mistero che ci circonda. Quindi i vari "salvis iuribus", i "combinati disposti", i "contrariis reiectis" (simile a "confutatis maledictis"), e tutto l'armamentario esoterico leguleio  equivalgono ad altrettanti  "a nal na tra", la formula magica di Merlino in Excalibur? Forse è proprio così, in quanto attraverso queste formule ci si mostra in contatto con un mondo sconosciuto ai nostri interlocutori, di cui possediamo o fingiamo di possedere le chiavi. Per questo i giuristi parlano difficile, in quanto disorientano con un linguaggio iniziatico e lo si vede anche nel titolo di un volume "serio" del brillante professore indicato sopra, dove si parla di "antinomie", come è del tutto normale in materia giuridica. Mi chiedo però perchè nel linguaggio comune si usa l'espressione, molto più accessibile, di "contraddizioni". Forse è perchè il linguaggio esoterico "divide", crea distacco, disorienta l'interlocutore e quindi dà a chi lo usa più potere contrattuale di quello effettivamente posseduto, come nelle famose supercazzole di cui parliamo spesso in questi blog. E' la tendenza a parlare senza dire nulla di preciso, come in questi generatori automatici di frasi in realtà senza senso, ma che fingono molto bene di poterne avere uno..Ognuno usa questa tecnica a seconda dei proprio obiettivi, e delle proprie ambizioni, a cominciare dal politichese, scialbo  rispetto all'oratoria vera, che trascina le folle, fino ai burocrati, che parlando senza dire nulla, con una serie di contorti riferimenti a istruzioni , normative, e altri cavilli  "si autoproteggono", si deresponsabilizzano, si fanno piccoli rispetto alla legge. Cui peraltro possono far dire quello che vogliono loro, e che meglio al loro desiderio di evitare le grane e di quieto vivere, in attesa del ventisette del mese. E qui torniamo a "Ciro Amendola", che è un riflesso dell'idea distorta di governo della legge. Che non governa mai, ma che viene usata come pretesto non accantonare il buonsenso, lo spirito di iniziativa nell'interpretazione della propria funzione.  Avvocati, economisti, esponenti non giuristi della classe dirigenti, e ovviamente burocrati sono talmente inviluppati all'interno del burocratese, quando si tratta di istituzioni, da essere incapaci di andare alla sostanza. E' una infezione delle istituzioni, un'altra "malattia sociale" collegata al deresponsabilizzante normativismo di facciata, commentato in un altro post. E che paralizza le nostre isttiuzioni,c he vorrebbero decidere, ma si preoccupano sempre e solo di "stare a posto" salvando le apparenze.  .     

 

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