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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Aziende come istituzioni mancata istituzionalizzazione delle aziende e "caso fiat"
mancata istituzionalizzazione delle aziende e "caso fiat" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

L'azienda parte con un inventore, o con un organizzatore brillante, o con un misto dei due, riflettendone l' empirismo pratico, l'intuizione, e le altre qualità, riferite però a un prodotto o a un servizio: Non c'è quindi la managerialità in sè, riferita all'azienda come 

astratta comunità. Tutte queste doti vanno riferite al prodotto, cioè ai gelati, ai divani, ai trasporti, ai servizi telefonici, ai detersivi etc.. L'azienda viene dal prodotto, vive del prodotto non del profitto ed anche per la Fiat FCA è lo stesso. Non è dalla politica che si giudica l'azienda che giustamente è conformista verso ogni sistema politico, perchè non vuole fastidi nel produrre e nel vendere sapone, magliette o vernici. L'azienda non ha bisogni personali, non è umana nè disumana, non pensa al profitto, non pensa alla solidarietà, non pensa al potere, pensa ai biscotti e i dentifrici, e sono casomai gli uomini che la guidano a pensare al potere, al profitto. Il caso FIAT andrebbe studiato come rapporto tra "famiglia proprietaria" e dirigenza aziendale", con intrecci che hanno distolto dalla "mission" di produrre, vendere e competere, da quando un "imprenditore senza proprietà" come Vittorio Ghidella fu sostituito da un amministratore di estrazione contabile-amministrativa e finanziaria come Cesare Romiti, con successiva messa sul mercato di modelli quasi fallimentari come la "Stilo" o veri e propri flop come la "Palio" e la "Duna", diventata oggetto di culto sulla stampa satirica. La chiacchiera italica contagia l'imprenditoria...Marchionne parla di Firenze come povera piccola città, quell'altro imprenditore che produce scarpe si intromette sulle pensioni e la politica..tutti producono chiacchiere e nessuno pensa ai prodotti. Una volta venuto meno il titolare, gli  eredi non hanno voglia di perdere la vita dietro le produzioni  aziendali, sono  "gatti grassi", però amano il potere, vogliono  delegare uomini  di fiducia, non i più bravi, non vogliono grane. Ma alla lunga l'istituzionalizzazione delle aziende si  fa sul prodotto. Non sulle scorciatoie mediatico-finanziario-relazionali. Che distraggono rispetto al business, visto come un fattore dipendente da eventi esterni. Invece non è che c'è la crisi delle auto, c'è la crisi della Fiat : mentre la volkswagen, la GM (Chevrolet-Opel) e la Hyundai  fanno le macchine , la fiat fa strategie, manovre finanziarie, conferenze stampa. 

Quattroruote ko/ Auto, settembre nero per il mercato. Fiat in Europa scende al 5,9%

Martedì, 16 ottobre 2012 - 08:30:00


 

marchionne triste 1
Di Andrea Deugeni

Nuova tegola per il gruppo Fiat. Dopo ilniet dei consiglieri indipendenti della controllata Cnh alla fusione con Fiat Industrialil Lingotto deve prendere atto dell'ennesimo dato spaventoso che arriva da mercato delle quattroruote nel Vecchio Continente, bloccato dalla morsa della recessione che in Italia, quest'anno dovrebbe far segnare un calo del Pil intorno al 2,5%.

Secondo quanto comunicato dall'Acea, l'associazione europea che raggruppa i costruttori di auto,  le vendite di nuovi veicoli sono scese a settembre dell'11% rispetto a un anno prima a poco più di un milione e centrentamila unità (1.132.034), performance complessiva in cui la casa automobilistica torinese ha segnato una flessione delle vendite che sfiora il 20%: -18,5% a settembre con una quota di mercato che nei 27 Paesi è scesa dal 6,5% di un anno prima al 5,9% con 66.9991 veicoli venduti. A settembre, dunque, il Lingotto, ad eccezione dei francesi di Renault (-29,1%), ha mostrato il peggior calo tendenziale di tutti i costruttori e si è vista sfilare nei nove mesi la quinta posizione dagli americani di Ford, arrivati a quota 738.527 unità (Fiat a 623.791 veicoli).

Al primo posto nel Vecchio Continente si conferma il gruppo Volkswagenleader con una quota del 23,8% (dal 23,2% dell'anno scorso) con vendite calate dell'8,4%, poi ci sono Peugeot (-8,6% le immatricolazioni), Renault (-29,1%), General Motors (-16,2%) e Ford (-14,9%).

Meglio le altre tedesche con Bmw che risale del 4,1% e Daimler che cede solo il 6,6% mentre la giapponeseToyota resta stabile (+0,9%). Nei nove mesi confermata la leadership di Volkswagen che ha immatricolato 2,41 milioni di veicoli, sostanzialmente in linea con l'anno scorso (-0,7%) con una quota di mercato lievitata dal 23,2% al 24,8%.

Per quanto riguarda il Lingotto, che a settembre a eccezione dei francesi di Renault (-29,1%), tutti i brandperdono terreno, a partire da Fiat (-15,5%), Lancia-Chrysler (-17,8%) e Jeep (-18,8%) anche se il peggiore èAlfa Romeo, le cui immatricolazioni sono calate del 35,6%.

Dal punto di vista geografico, sempre in Europa, spiccano i crolli del mercato italiano (-25,7% rispetto a un anno prima) e spagnolo (-36,8%), ma anche Germania (-10,9%) e Francia (-17,9%) segnano flessioni significative. Recupera invece terreno la Gran Bretagna (+8,2%) mentre Portogallo e Grecia continuano ad arretrare, rispettivamente con -30,9% e -48,5%. Nei nove mesi, la Germania frena leggermente (-1,8%) con 2,4 milioni di veicoli immatricolati mentre la Francia cede il 13,8% e l'Italia il 20,5%. Tra i grandi mercati dell'auto solo la Gran Bretagna recupera (+4,3%) mentre il Portogallo cede il 39,7% e la Grecia il 42,5%.

 

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