Area riservata

Newsletter

Link

Siti amici, partners o semplicemente di interesse che vi segnaliamo. Accedi

 59 visitatori online

Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Recensioni Il colore del vetro (F. Carigella) e sfumature del diritto: recensione di un libro non letto
Il colore del vetro (F. Carigella) e sfumature del diritto: recensione di un libro non letto PDF Stampa E-mail

Non ho letto "Il colore del Vetro", di Francesco Caringella, però mi sono informato, su internet e del resto dubito che i recensori dei libri li abbiano mai letti tutti (di sicuro non lo hanno fatto i commissari dei concorsi universitari di materie giuridiche). Però ci si può aspettare che un recensore attento 

abbia dato almeno un'occhiata, abbia scorso il contenuto del volume, abbia riflettuto su cosa voleva dire l'autore, abbia cercato di dialogarci idealmente. Insomma, un recensore onesto è l'onorevole Botero de "Il portaborse", impersonato da Nanni Moretti, quando dice di non aver mai letto un libro negli ultimi dieci anni, ma di non aver perso una quarta di copertina, un indice o una recensione (vedilo qui: sono gli ultimi dieci secondi del filmato) . Se il libro si sfoglia, si consulta , si analizza, già va bene, e lo farò presto, basandomi per ora sulla recensione…E' un atteggiamento che gli autori di saggi, come sono io, devono mettere in preventivo, rassegnandosi alla possibilità che nessuno veda grandi riflessioni depositate in una pagina remota. Ed anche per questo i fili conduttori dei saggi devono essere sparsi un pò dappertutto al loro interno, in modo da attrarre l'attenzione, e questo è forse il motivo per cui tanti giuristi , a cominciare da Salvatore Satta, a Michele Ainis, scrivono romanzi, come il mio amico (ed ispiratore della casa editrice per cui pubblico molti dei miei saggi) perchè il lettore arrivi fino in fondo, desiderando vedere come va a finire. Il colore del vetro richiama il modo diverso di vedere le cose a seconda del colore del vetro attraverso cui le si guarda. Come titola il corriere della sera, "il demone del dubbio affligge la Giustizia", ma il riferimento è a questioni di fatto, la ricerca del vero colpevole di un efferato delitto. Spesso la giustizia può travisare i fatti, ma i reati di cui si occupano i protagonisti sono casi sono fuori dall'ordinario, che è fatto di routine, burocrazie, dove il giudice è solo uno dei tanti pubblici funzionari adibiti a un compito di ordinaria amministrazione, e per il quale "la pratica" è in genere solo un fardello, un "fascicolo". In genere non c'è tragedia, non c'è dramma, al massimo commedia all'Italiana , e rispetto a questa realtà di tutti i giorni, la prospettiva del libro, pur stimolante, può essere fuorviante, perchè legittima qualsiasi prospettiva e qualsiasi soluzione per le piccole pratiche. Se tutto infatti dipende dal colore del vetro , allora qualsiasi soluzione è buona, e non essendoci "casi di coscienza", ma solo parafanghi, divorzi e recuperi crediti, allora è come si dice sul set "buona la prima"; cioè la prima che mi viene in mente, per liberarsi della pratica (tanto se tutto dipende dal "colore del vetro" ogni soluzione è buona, purchè credibile.    I reati clamorosi di cui parla francesco sono casi limite, ma il vero dramma è la vita di tutti i giorni, dove le amministrazioni non funzionano, compresa quella della giustizia, anche perchè non c'è tempo di  guardare. Il caso di chi guarda, e non capisce,venendo tormentato dal dubbio, non è il vero problema, rispetto ad uno sbrigativo tran tran dei tribunali. Beh, per aver recensito la recensione del corriere della sera, senza aver letto il libro, non me la sono cavata male, ma prometto di fare ammenda, facendovi leggere intanto la recensione cui mi sono ispirato.

tra le righe

Il demone del dubbio affligge la Giustizia

Il dubbio è il vero demone della Giustizia. Solo una linea sottilissima divide, in molti processi, un verdetto di condanna da uno di assoluzione. Basta poco perché l'ago della bilancia si sposti da una parte all'altra. Quando tutte le prove sono state raccolte, quando l'impianto accusatorio sembra compatto come l'acciaio, senza alcuna incrinatura, o quando ogni indizio porta dritto all'innocenza dell'imputato, anche allora, silenziosamente, il tarlo del dubbio non smette di corrodere la coscienza. La «raggelante ombra dell'errore giudiziario», come lo definisce nel suo romanzo d'esordio, «Il colore del vetro», Francesco Caringella, Consigliere di Stato dal 1997, già commissario di polizia e magistrato penale al Tribunale di Milano. Il titolo, tratto da un pensiero di Duque de Rivas, delinea una verità che riguarda la vita oltre che le inchieste giudiziarie: «Tutto dipende dal colore del vetro attraverso cui si guarda. Se un giudice sceglie il vetro o il colore sbagliato la verità diventa inafferrabile». Tocca al personaggio principale, il pugliese Maurizio Salinaro «detto Cristo per via della somiglianza con il Redentore di certi crocifissi lignei», camminare sui carboni ardenti dell'insicurezza, arrovellarsi sull'esito disgraziato di un paio di processi, stravolgendo in questo modo il trantran quotidiano e peggiorando una relazione, già difficile, con la sua fidanzata Roberta. È giudice a Milano, ha vinto il concorso in magistratura solo perché alla prova scritta, quand'era andato il tilt sull'ultima domanda, a incoraggiarlo ha trovato un altro candidato, che però si è eclissato senza nemmeno dargli il tempo di ringraziarlo. Sa solo che si chiama Nicola Morgese; spera di poterlo rincontrare un giorno per esprimergli la sua gratitudine. Intanto, trascina un'esistenza tormentata e insoddisfatta. Il timore costante è di mandare in galera persone innocenti. Un insegnamento lo guida: prima accertare la colpa e poi definire la pena. Su questo insisteva il vecchio presidente della II sezione del Tribunale, Illuzzi, quando lui era impegnato nel tirocinio a Bari. In caso di dubbio, assolvere: più dei codici, più delle leggi, dei cavilli burocratici, nel giudicare un imputato valgono il fiuto, l'intuito, l'umanità, la pancia.Non è andata sempre così. Maurizio non riesce a perdonarsi di aver contribuito a far assolvere un uomo che, separatosi dalla moglie, aveva abusato del figlio di 5 anni. Il piccolo, al pensiero di doversi incontrare di nuovo con il padre, si è ucciso lanciandosi dal balcone. Ora ad agitare Maurizio è il caso di un pregiudicato ritenuto il capo della banda che ha messo a segno una clamorosa rapina in un ufficio postale a Rho. L'uomo, Michele Rivoli, detto «il Roscio», è uscito dal carcere dopo dieci anni di galera. Si dichiara innocente ma viene condannato a 15 anni di carcere e a 5 mila euro di multa. Nonostante il verdetto, Maurizio si convince della sua innocenza e spinge per nuovi accertamenti. «Il Roscio» indicato dai testimoni potrebbe essere un sosia di Rivoli. E Nicola Morgese, il candidato salvatore? Caringella ce lo mostra con un divorzio e due figli alle spalle, affaccendato in una nuova storia d'amore. Ufficialmente pubblico ministero con sede a La Spezia e trasferte a Milano. L'incontro tra i due candidati, a distanza di dieci anni, avrà risvolti inaspettati. Francesco Caringella: «Il colore del vetro», Robin editoreRIPRODUZIONE RISERVATA

Di Stefano Giuseppe

Pagina 18
(26 febbraio 2013) - Corriere della Sera

 

Copyright © 2012 www.organizzazionesociale.com | All Rights Reserved. Tutti i diritti riservati | fondazione studi tributari P.IVA 97417730583

PixelProject.net - Design e Programmazione Web