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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Politica, potere e servizio L'uscita dall'euro e l'otto settembre
L'uscita dall'euro e l'otto settembre PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

La confusione della pubblica opinione italiana sulle questioni economico-sociali si vede anche dai frequenti paragoni tra mercati finanziari, guerre economiche e guerre vere, ma una affinità

c'è tra le guerre e l'euro. Per entrambi si  pone il problema di come uscirne. Uscire dalle guerre dovrebbe essere più facile, basta decidere cosa si è disposti a concedere al nemico, con cui -in guerra- ben poco abbiamo in comune. L'euro invece ha creato legami, benchè scomodi, sperando di farne il viatico per avere un giorno una macchina pubblica comune, un debito comune, una previdenza comune, insomma una casa comune. I fatti hanno dimostrato il contrario, cioè che la comunità economica non evolve verso una comunità politica. Semplicemente perchè non c'è nulla di comune, non c'è coesione linguistica, storica, culturale e soprattutto di appartenenza a un unico sistema di amministrazioni pubbliche, cui si pagano le imposte e da cui si ricevono servizi. Già non ci mettiamo d'accordo qui in Italia, sotto un potere unico, figuriamoci se saremmo disposti a pagare tasse per dare pensioni, scuole, ospedali e sussidi ai Greci. L'economia vada come vuole, possiamo anche abolire le barriere per le forniture e le industrie, ma l'appartenenza a una comunità politica è difficile da creare, come è difficile da rompere. Tanto è vero che spesso i conquistatori, acquisita la supremazia politica, hanno lasciato sopravvivere gli ordinamenti civili e spesso religiosi dei paesi conquistati. La sconfitta o la vittoria bellica è rapida, mentre l'assimilazione culturale può richiedere secoli. Lo stesso, all'inverso, per le divisioni consensuali, tipo quella del Quebec dal Canada o quella della Scozia dalla Gran Bretagna: ci sono riuscite repubblica Ceca e Slovacca, che però non avevano grandi retroterra di unità nazionale, essendo prima parte dell'impero asburgico, poi dietro la cortina di ferro. Anche se non ha unito politcamente, l'euro non è una cosa che pigli cappello e te ne vai. La separazione consensuale comporta trattative su un'infinità di aspetti economico-finanziari. Sono trattative da gestire all'esterno e con riflessi interni: ci vuole al tempo stesso elevata coesione interna, accompagnata da determinazione, coerenza e un pò di furbizia nei rapporti con gli stati da cui ci si deve dividere. Sono esattamente gli aspetti dove gli italiani riescono a farsi male da soli, come tra il 25 luglio e l'otto settembre del 1943, dove tutti avevano un'idea in tasca, tutti trescavano, tutti si ingelosivano, tutti diffidavano, tutti volevano atteggiarsi a salvatori della patria, tutti avevano un occhio alla loro cadrega, tutti prendevano tempo, tutti rinviavano. Fino a che mandammo persino due delegazioni diverse, all'insaputa l'una dell'altra a trattare con gli angloamericani, e solo a Cassibile, poco prima di firmare, uscirono fuori due armistizi diversi.  Eppure era un momento in cui il fascismo era come ipnotizzato, ma non si riuscì a mettere in piedi una via di uscita dignitosa, come quella suggerita in questo bello stralcio di un libro di un ragazzo dell'epoca. La mancanza di  coesione interna si vede all'esterno:  tutti i paesi europei si proclamano europeisti, ma sotto sotto fanno con spregiudicatezza (e se serve con ipocrisia)  i propri affari nazionali. Noi facciamo l'inverso, bisticciando in casa siamo deboli in Europa, sempre preoccupati che poi ci dicono che siamo provinciali, siamo tirati, come Totò e Peppino (minuto 3,44); prima non sappiamo trattare, ci facciamo infinocchiare, magari facendoci rifilare 40 miliardi di debito greco, poi recriminamo che i francesacci o i tedescacci hanno fatto quello che noi non riusciamo a fare, come aiuti di stato, discriminazioni etc. Già, perchè più un paese fa vedere di essere coeso all'interno, più viene rispettato all'estero, e viceversa.  Se gestiamo la dissoluzione dell'euro con questi bisticci interni e questo pressappochismo esterno stiamo freschi. 

 

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