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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Politica, potere e servizio Renzi bravo, ma non può fare tutto da solo
Renzi bravo, ma non può fare tutto da solo PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Renzi mi è piaciuto dalla prima volta che l'ho sentito, per la capacità di "comunicare la sostanza", andando al sodo, senza stereotipi saccenti da professorino, come tanti politici di sinistra, che si atteggiavano a cattedratici senza avere neppure la laurea ed avendo come orizzonte culturale

poco più che gli sceneggiati di  "Fonzie". però visti nel pomeriggio da Botteghe Oscure. Però il tempo passa, e non basta comunicare, bisogna anche realizzare. Le realizzazioni sono complesse, non possono venire da sole, col proprio  "cerchio magico", di ragazze e ragazzi bravi, diligenti ma sopratuttutto reclutati in base a simpatie e fedeltà. Se Renzi va benissimo per la sintesi politica, incisiva, che offre coesione sociale, messaggi di speranza e simili, non può occuparsi di tuttio. Deve delegare a responsabili di settore, in modo ampio, senza intromettersi in tutto in modo occasionale, coi delegati di settore preoccupati solo di restare nelle sue grazie. Renzi si  è circondato di yes men incapaci di difendere da soli sui "media" le proprie iniziative. Nessun capo del governo si può occupare di legge elettorale, politica estera, fisco, sanità, educazione, debito pubblico, politica industriale, cultura, enti locali, inondazioni, università, pensioni, infrastrutture e via enumerando. Per un presidente del consiglio sono inevitabili collaboratori in grado di comunicare adeguatamente, capaci di prendere iniziative in una cornice condivisa nelle grandi linee,  ma che poi si gestiscano la propria autonomia, senza timore di essere scavalcati, senza paura di cosa potrebbe dire il presidente del consiglio per ogni passo che fanno. Se si vuole il bene del paese, quando un ministro prende una iniziativa, deve preoccuparsi di difenderla in prima persona, comunicando efficacemente, facendosi interprete in prima persona di una linea, senza avere  l'imprimatur del presidente del consiglio, che non può essere da per tutto come Superman. In un paese complesso, la delega è inevitabile, bisogna vedere se viene programmata, e gestita consapevolmente, oppure si realizza di fatto in mezzo al casino, come sembra stia avvenendo. E' una caratteristica italiana quella di non saper gestire il rapporto tra comunicazione, da cui dipende il consenso politico, e contenuti sostanziali di governo, da cui dipende l'efficienza della macchina pubblica. Insomma, ci vuole un capo che sappia comunicare le sintesi, ma poi una serie di delegati che sappiano gestire i vari settori, sapendo a loro volta comunicare e con un minimo di autonomia. Che poi è l'essenza del pluralismo di una società complessa, e in ultima analisi di una effettiva democrazia partecipativa.  Ma è anche la difficoltà di un paese dove tutti vogliono mettere bocca su tutto. 

 

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