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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Politica, potere e servizio Italiani voltagabbana, bruno vespa e gli studiosi sociali
Italiani voltagabbana, bruno vespa e gli studiosi sociali PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Il libro di vespa conferma come i  giornalisti legittimamente occupi no gli spazi lasciati vuoti dagli studiosi sociali, nella spiegazione dei comportamenti collettivi.  Mentre gli studiosi sociali sempre più autoreferenziali,  si leggono tra loro, assorbiti da una  burocrazia universitaria imitatrice del  "rigore" delle scienze fisiche , alla pubblica opinione parlano i giornalisti, come del resto abbiamo già visto per l'evasione fiscale. Quando i professori di scenze sociali non sanno fare formazione sociale, imitando 

i fisici e i biologi, ignorando la pubblica opinione come naturale destinatario dei loro studi, lasciano uno spazio vuoto. Riempito dai giornalisti comunicatori. Che non si mettono in concorrenza coi professori delle "human sciences", non li attaccano frontalmente, nè li criticano,  ma semplicemente li aggirano, li ignorano, li ghettizzano e sostanzialmente li sostituiscono, del tutto legittimamente. Perchè almeno  parlano  in modo brillante.  Solo che le spiegazioni dei giornalisti sono gradevoli ma riduttive, come questa di Bruno Vespa secondo cui gli italiani sarebbero voltagabbana nel DNA, trascurando le ragioni storiche dell'opportunismo politico, cioè la frequenza con cui  i governi sono stati imposti da poteri militari stranieri con cui ci si assimilava ed amalgamava, a partire dagli ostrogoti (Teodorico), i Bizantini, i Longobardi, I Franchi, gli Svevi, Gli Angiò, Gli spagnoli della guerra del Vespro, I francesi di Carlo ottavo e Francesco Primo, gli spagnoli da Carlo quinto in poi, i Borboni e gli Austriaci, fino all'aiuto dei francesci di Napoleone terzo, determinante per vincere la seconda guerra di indipendenza, con la successiva conquista del regno del sud, dove "bisogna che tutto  cambi perchè tutto rimanga com'è.  Sono stati secoli, millenni, di adattamenti, di compromessi, di opportunismi, di trattative, di cabotaggi, di relazioni, come scriveva Ennio Flaiano, secondo cui "per gli Italiani l'inferno è un posto  dove ci sono  le donne nude e coi diavoli ci si mette d'accordo". Ne è nato un rapporto poco sereno con gli stranieri, una tendenza culturale all'"odio amore", di cui abbiamo avuto recenti riprove verso gli stati uniti, tra  sudditanze culturali e ostilità preconcette. E' una normale difficoltà di essere noi stessi, di crearci le nostre istituzioni, di riuscire ad autogovernarci, mescolando iniziativa e disciplina, con istituzioni "non burocratiche".  Il desiderio di correre  in aiuto del più forte è una tendenza generale degli esseri umani, che in Italia è stata soloo alimentata dalla storia. E dalla quale si può uscire con una graduale formazione e consapevolezza, spettanti prima di tutto agli studiosi sociali, che devono uscire dalle loro anguste consorterie accademiche, dove ci revisiona "in casa", e rivolgersi all'esterno. Altrimenti la cultura sarà appanaggio dei giornalisti in versione di studiosi, come il buon Bruno vespa, di cui riporto  la presentazione in rete.

Nati come popolo più tardi degli altri, gli italiani sono da sempre volubili e inaffidabili nella vita politica prima che in quella privata. Bruno Vespa lo sostiene in Italiani voltagabbana, un ritratto spietato e a tratti divertente di alcune caratteristiche nazionali rimaste invariate negli ultimi cento anni. Già nel conflitto mondiale del 1915-18, i nostri alleati erano sempre sull'allerta, in attesa di un nostro cambio di bandiera. La nostra reputazione e affidabilità non era sicuramente delle migliori. Eravamo considerati già allora proprio dei voltagabbana, pronti a cambiare alleanza a seconda di dove soffiasse il vento della vittoria. Infatti fu così, l'alleanza virò nel corso della Grande Guerra e continuò con l'avvento del fascismo quando tutti furono pronti a vestirsi di camicie nere, a cantare inni, seguendo il Duce e le sue promesse di invincibilità. Gli stessi amanti del fascismo furono poi pronti a cambiare colore il 25 luglio 1943, lesti addirittura a imbracciare le armi contro lo stesso capo che avevano fino ad allora idolatrato. Vespa, da giornalista e da amato conduttore televisivo di Porta a porta, ci racconta un volto poco amato della nostra italianità, ma incredibilmente vero. Passando per la storia, da Togliatti a Craxi, prima amato e poi massacrato dai suoi stessi compagni di partito, Bruno Vespa in Italiani voltagabbana giunge fino all'oggi, alla contemporaneità. Con sguardo critico punta il dito contro chi ha prima appoggiato Berlusconi e poi non ha esitato a votare contro di lui e contro chi si è improvvisamente scoperto fascista nel momento del successo di Alleanza Nazionale per poi affermare, all'indomani della sconfitta: "Fini chi?" Tutto per arrivare a Renzi, bistrattato dopo la sconfitta con Bersani e ora seguito da una massa di sostenitori, gli stessi che lo avevano beffeggiato. Secondo il giornalista, il nostro quindi è un destino storico da cui difficilmente ci libereremo. Siamo un popolo di opportunisti. Meglio fare i conti con questa realtà

 

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