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Dalla tassazione a tutto il resto

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Home Politica, potere e servizio Il presidente, i carri armati e lo spread
Il presidente, i carri armati e lo spread PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Il colloquio del giugno 2011, raccontato dal libro di Alan Friedman, tra  Napolitano e Mario Monti, relativo anche alla possibile nomina a Presidente del Consiglio, appare verosimile, e supportato dalle testimonianze, oltre che dello stesso Monti, di Romano Prodi e Carlo De Benedetti (ai quali Monti, sempre nell'estate 2011, avrebbe parlato del suo colloquio con il Capo dello Stato). Oggi tutti ne parlano, con  grande agitazione,  nel panorama politico mediatico, che si consuma

in questo ennesimo fuoco di paglia, con le solite sfilate di politici e giornalisti appiattiti su una quotidianità destinata ad essere in breve tempo dimenticata. Già oggi, a distanza di due anni, nessuno ricorda la tempistica della rottura Berlusconi-Fini, della crisi del governo Berlusconi, degli scandali a sfondo sessuale, dello spread che saliva...si qualcosa riaffiora alla memoria, però non resta una scansione precisa di come si svolsero gli eventi. Il che per certi versi giustifica una serie di commenti verosimili compresi quelli di chi si è spinto a parlare di complotto, di colpo di stato (ultimamente c'è un colpo di stato al mese, se va bene), di accordi segreti volti a far cadere un governo democraticamente eletto. Daniela Santanchè ha addirittura parlato di insider trading, in riferimento al colloquio Monti – De Benedetti, e qualcuno potrebbe anche fantasticare che la finanza demoplutogiudaicomassonica abbia orchestrato l'attacco ai titoli pubblici italiani, nell'estate del 2011, proprio per mettere ulteriormente in crisi il governo Berlusconi. Già immagino infuocati proclami secondo cui  è stato usato lo spread invece dei carri armati!! Friedman ha rivelato qualcosa che finora non era accertato, ma era più che plausibile. Non c'è da scandalizzarsi se, in una situazione politico-finanziaria traballante, il capo dello stato vede un personaggio considerato (all'epoca) accettabile come grande tecnico relativamente super partes , cercando di premunirsi per ogni eventualità.  I mercati sono troppo complessi, intelligenti , globalizzati ed egoisti per essere mossi  da una manovra politica a danno del governo di un paese tutto  sommato periferico come l'italia. Non sono ostati certo i contatti tra Monti e Napolitano ad affrettare la caduta del governo Berlusconi, ma è stata la solita tendenza a vivacchiare, da parte di quello stesso governo, come molti altri che lo hanno  preceduto e seguito, a contribuire alla crisi di credibilità, innescando una speculazione che è sempre dietro l'angolo, anche con gli scontri continui tra presidente del consiglio e ministro dell'economia dell'epoca. Forse invece di discutere di come è nato il governo Monti, strumentalizzando il libro di un ottimo giornalista come Friedman per ricostruire colpi di stato mai avvenuti, bisognerebbe riflettere "a posteriori" sull'operato del governo Monti, e di conseguenza sull'opportunità ex post della scelta di Napolitano di nominare Monti premier piuttosto che rimandare il paese alle urne. Bisognerebbe forse riflettere "sul metodo"  del quirinale per fronteggiare la crisi, che avrebbe potuto essere un appello alle forze politiche di esprimere loro stesse un governo neutro, quale sarebbe stato poi quello di monti. Forse c'è stato un intervento troppo diretto del quirinale "sulle modalità" di  trovare una risposta "non parlamentare" alla crisi dell'epoca. Non ricordo cosa successe per il governo Dini del 1994 (sono passati quasi vent'anni e facciamo gli stessi discorsi!!) però la presenza della politica "a monte" di un governo tecnico fu in quella sede molto più forte. Ridurre la vicenda recente a un complotto nelle segrete stanze significa, ancora una volta, semplificare tutto, logorandosi in  vuoti slogan politici (l'ormai onnipresente retorica del colpo di stato), dividere gli elettori in tifoserie esaltate, alimentare l'antipolitica, ad evitare il ragionamento, prima che il confronto sui contenuti.

 

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