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Home Politica, potere e servizio Balbuzie giuridica sui Marò (per questo gli altri "fanno gli indiani")
Balbuzie giuridica sui Marò (per questo gli altri "fanno gli indiani") PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Sul caso marò il giurista può dire solo che  la Corte Suprema indiana fa benissimo a dire che deciderà "in base al diritto, non preoccupandosi

delle conseguenze sul piano delle relazioni internazionali". Un sito internet online riporta infatti che "con questo avvertimento il presidente della Corte, B.S Chauhan, ha dato appuntamento a lunedì prossimo ad accusa e difesa, che ieri nel corso dell'udienza non sono riusciti a trovare un accordo sull'opportunità di incriminare i due marò italiani in base alla legge anti-pirateria (seppure in una versione ammorbidita, cioè senza prevedere la pena di morte ma con una previsione di pena massima di 10 anni). Lo scrive l'Indian Express dando conto nel dettaglio dell'udienza che si è tenuta ieri dinanzi alla Corte Suprema e al termine della quale il presidente Chauhan ha dato appuntamento alle parti al 18 febbraio.

Effettivamente l'avremmo dovuta impostare  anche noi in base al diritto, secondo un concetto universale, di tecnica giuridica. Al massimo si tratta di un errore. Quindi, nella peggiore delle ipotesi, si sarebbe dovuto chiedere alla giustizia indiana di giudicare i due marò come due qualsiasi poliziotti indiani che erroneamente sparano a qualcuno che scambiano, in buona fede , per un rapinatore, mentre era solo un automobilista frettoloso. Ce ne sono una infinità di casi simili, anche negli stati uniti, di morti ammazzati da poliziotti troppo zelanti, o semplicemente impauriti, che prima sparano e poi fanno domande. Al massimo è un caso di fuoco amico, per cui è controproducente  mostrare i muscoli, alzare i toni, minacciare ritorsioni sui trattati internazionali. Siccome non è verosimile che i due marò abbiamo sparato per il gusto di fare tiro a segno, la questione dovrebbe chiudersi qua. Si doveva esprimere rincrescimento, risarcire le famiglie dei due pescatori senza costruire un caso internazionale. Senza mostrare i muscoli ad un gigante come quello indiano, che ha ancora fresca la memoria del colonialismo, e tende a fare la voce grossa, anche per via di tutti i suoi complessi , ancora latenti. Da un certo punto di vista, è grottesca la gestione mediatica della crisi , dove non è mai stato utilizzato dalle nostre autorità il concetto di "errore scusabile", se sono stati davvero i due marò a sparare. Fa pensare che ci sia sotto qualcosa d'altro, ma allora a maggior ragione si sarebbe dovuta creare una versione ufficiale credibile. Non è che i militari siano immuni dalla legge antipirateria , ma la legge antipirateria è assurda a chi spara credendo di contrastare un attacco di pirati. Concetti come la convinzione di star contrastando una possibile minaccia, l'eccesso colposo nell'uso di mezzi di avvertimento e delle c.d. "regole di ingaggio", sono concetti facili, anche per un comunicato stampa.  Possibile che siamo così "giuridicamente imbranati" da perderci in un bicchiere d'acqua?  Ha proprio ragione Napolitano. a dire che la vicenda è stata gestita da cani. Ha ragione il giudice indiano a dire  "Se decidiamo in base al merito, non ci preoccuperemo delle conseguenze sulle relazioni internazionali. Decideremo rigorosamente in base alla legge". Noi dobbiamo prima far appello al diritto, e solo una volta che ci siamo spiegati su questo piano, magari mostrare i muscoli. Ma prima diciamo le nostre ragioni, il che per ora non è avvenuto. 

 

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