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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Politica, potere e servizio Senatori a vita: una "voce" giusta, anzi di più
Senatori a vita: una "voce" giusta, anzi di più PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Assolutamente ineccepibili le riflessioni di Roberto Perotti su Lavoce.info a proposito  della sopravvenuta insensatezza dell'istituto dei senatori a vita. Perotti si pone sul piano economico politico, riportando i dibattiti sul tema nell'assemblea costituente. Un giurista potrebbe formalisticamente replicare "ce lo impone la costituzione" come se per definizione ogni parola scritta sulla costituzione

fosse un feticcio da venerare. Invece, anche la costituzione è lo specchio di un'epoca, e molte delle sue prescrizioni riflettono circostanze storiche contingenti, progressivamente svuotate e superate. Anche se Perotti ha ragione sull'antidemocraticità dell'istituto, esso vide la luce in periodi storici in cui costituiva una prima embrionale limitazione dell'assolutismo. Forse quest'ultimo, per come lo travisiamo oggi, non è mai esistito, perchè il potere si basa sempre sul consenso, anche se formalizzato in modi diversi, e l'assolutismo fu solo una fase di passaggio verso una nuova organizzazione statale meno frammentata in ordinamenti  diversi, feudali, religiosi, comunali, professionali, militari, etnici, etc.. Il vecchio pluralismo medievale della pluralità di ordinamenti doveva riorganizzarsi in modo più moderno, e per questo fu necessario passare attraverso un accentramento, cui si addiceva l'idea del monarca per grazia di Dio, dell'"etat c'est moi", simbolo dell'idea unitaria dello stato: ma era una fase transitoria che nessuna persona di buonsenso, neppure il re,  poteva prendere a lungo sul serio,  essendo il consensualismo del potere una circostanza quasi auto evidente. Il problema casomai si spostava sul "tipo di consensualismo", cioè sulle modalità di selezione della classe dirigente, in relazione al peso specifico nella società. Ed il senato era appunto un tentativo di cooptazione calato dall'alto, ma già indicativo dell'ovvia ed ineliminabile esigenza di una collegialità nella gestione del potere. Anche la cooptazione senatoriale, pur strumento embrionale di pluralismo nel settecento, oggi ha fatto il suo tempo, perchè il contesto è mutato. Nelle scienze umane tutto scorre e tutto torna, ma in forme diverse. Pretendere di fissare nella costituzione questo divenire o è ingenuo o è strumentale. L'art.59 della costituzione, pallido retaggio di un remoto passato, non era cogente, non imponeva un obbligo , di cui  del resto sarebbe stato difficile immaginare una sanzione. Era solo una facoltà, un potere, che davanti alle riflessioni che precedono, e in assenza di riflessioni "a favore" (di cui non si vedono le premesse) sarebbe stato politicamente opportuno non esercitare.  La governabilità passa dalle idee, non dai mezzucci come questo. 

Riporto l'intervento di Perotti, che incidentalmente non mi sembra certo sospettabile di simpatie per il centrodestra 

Perché i senatori a vita sono una pessima idea

30.08.13

Roberto Perotti

L' articolo 33 dello Statuo Albertino recitava: "Il Senato è composto da membri nominati a vita dal Re, in numero non limitato". Ci si sarebbe aspettato che, col tempo, questo imbarazzante residuo dello Statuto Albertino sarebbe caduto nell' oblio che merita. Invece sembra essere più vivo che mai. Perché i senatori a vita sono una pessima idea? Per tanti motivi.

Essi sono uno schiaffo a quaranta milioni di elettori. E' come dire loro: "qualcuno sa scegliere meglio di voi". La controbiezione ovvia è che è difficile peggiorare la classe politica attuale. Ma è una controbiezione demagogica: perché la scelta dei cittadini è sovrana, e non spetta a una singola persona cambiarla seppur marginalmente; inoltre non è assolutamente ovvio che una persona di pur altissimi meriti artistici o scientifici sia in grado di votare con cognizione di causa, per esempio sul bilancio dello Stato.

La seconda ragione è che l' apporto di conoscenze di queste pur prestigiose persone semplicemente fatica a manifestarsi. Dal sito del Senato ho calcolato il numero di votazioni cui sono stati presenti i senatori a vita durante la quattordicesima, quindicesima e sedicesima legislatura. Su un totale di circa 83.000 votazioni elettroniche a cui avrebbero potuto partecipare, i senatori a vita non ex-presidenti della repubblica sono stati presenti all'11 per cento. La stragrande maggioranza di queste presenze è dovuta ai due ex- politici, Andreotti e Colombo. Per esempio, nella quattordicesima legislatura gli altri senatori a vita hanno partecipato a quattro votazioni su un totale di circa 21407 cui avrebbero potuto partecipare!

Paradossalmente, in alcuni casi può essere meglio così. Si prenda la senatrice Cattaneo, a soli 51 anni ancora nel pieno dell' attività di ricerca. E' ovvio che il benessere della comunità sarebbe molto più alto se continuasse a fare la ricercatrice, ruolo in cui ha pochi pari al mondo nel suo campo, piuttosto che uno dei quasi 1000 parlamentari, ruolo in cui può essere rimpiazzata facilmente. Nominarla senatrice a vita non ha reso un servizio alla comunità, e la costringerà a scegliere fra due attività che non può svolgere coscienziosamente allo stesso tempo.

La terza ragione è che l' istituto dei senatori a vita è politicamente rischioso. L' onorevole Alberti, promotore dell' articolo 59 della Costituzione, sosteneva davanti ad alcuni costituenti perplessi che, dato il loro numero esiguo, i senatori a vita "non potranno mai spostare il centro di gravità di una situazione politica". In realtà, negli ultimi venti anni dei senatori a vita si è parlato quasi solo per il ruolo decisivo di alcuni di essi in due episodi cruciali della storia recente, la nascita del governo Prodi nel 2006 e la sua caduta nel 2008.

L'intendimento del costituente era quello di apportare conoscenze al Senato, senza mai cambiare l'orientamento politico voluto dai cittadini. E' avvenuto esattamente l' opposto.

La quarta ragione è che basta dare un' occhiata al dibattito sull'articolo 59 della Costituzione per capire l' anacronismo dell' istituzione. L' onorevole Alberti lo propose per dare "ai sommi, ai Geni tutelari della Patria una tribuna che essi non hanno". Questo valeva forse nel 1947; ma oggi chiunque nella posizione dei senatori a vita appena nominati ha accesso a decine di media.

La quinta ragione è che, anche se i quattro senatori a vita nominati ieri sono al di sopra di ogni sospetto, non sempre la scelta si è rivelata giudiziosa. Tra i senatori a vita del passato vi sono stati un ex presidente del consiglio riconosciuto in appello colpevole di "associazione per delinquere" (reato prescritto), un altro ex presidente del consiglio che ammise l'uso di cocaina acquistata attraverso la scorta, un ex politico nominato per "meriti letterari e scientifici", e un industriale il cui merito principale è stato di essere nato nella famiglia giusta.

La sesta ragione può sembrare demagogica ma non lo è. Perché, in questo periodo di antipolitica dilagante, provocare il prevedibile risentimento di milioni di italiani, come è evidente da tanti blog, remunerando con circa 12 mila euro netti (più altri numerosi benefici) quattro persone non elette, che parteciperanno a poche sedute, e non hanno alcuna competenza specifica nella stragrande maggioranza delle questioni discusse in Senato?

Mettendo tutto insieme, che messaggio dà questa istituzione ai nostri giovani, e a tutti gli elettori giustamente indignati sui costi e i privilegi della politica?

 

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