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Dalla tassazione a tutto il resto

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Home Politica, potere e servizio Retorica, conformismo e populismo, danni sociali del fascismo
Retorica, conformismo e populismo, danni sociali del fascismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

 

Secondo uno dei tanti paradossi di Ennio Flaiano, in Italia ci sono due forme di fascismo: il fascismo e l'antifascismo. La logica dell'aforisma ricorda la facilità  con cui la discussione politica degenera in rissa, e si bisticcia per qualche dichiarazione di ex dirigenti missini (FINI) o di berlusconi sul Fascismo che avrebbe fatto anche tante

cose buone, e dall'altra parte allora si tira fuori il  delitto Matteotti, il tribunale speciale, le leggi razziali, la guerra a fianco di Hitler. Io aggiungerei la guerra d'etiopia, dove l'opinione pubblica applaudi' ad una guerra di aggressione ed anche molti antifascisti solidarizzarono col regime contro "le inique sanzioni".

Nella prospettiva di uno studioso sociale, i guasti del fascismo sono stati altri, che hanno aggravato le carenze italiane sul piano della formazione socioeconomica, da cui  dipende la crescita civile e la possibilità della pubblica opinione di esercitare un controllo sociale sulle istituzioni. Il fascismo ci ha regalato vent'anni di populismo retorico, di enfasi di piazza, di demagogia, conformismo e fanfaronate. La Germania aveva la propaganda di Goebbels, ma anche le divisioni  Panzer, non solo la retorica degli otto milioni di baionette, secondo la solita scorciatoia di risolvere le cose a chiacchiere. Sotto la coltre del consenso di superficie, poi ognuno era fascista a modo suo, covavano le gelosie tra i gerarchi, la tendenza a screditarsi, i personalismi relazionali, i "modi diversi di essere fascisti", fino agli affarismi all'ombra del capo. Mussolini, secondo Montanelli, in questo bel video , ha assecondato il vizio  di tutti gli italiani di una piccola fetta di potere, con licenza di abusarne, come da questa   satira di Corrado Guzzanti.  Al fascismo vanno riconosciute indubbie realizzazioni materiali, ma ha mortificato la maturazione mentale italiana, che avviene attraverso il confronto delle idee , paralizzato da vent'anni di  retorica. Al di là  di nefandi episodi simbolo, come le leggi razziali, il vero danno sono stati  vent'anni di conformismo, di arresto della "maturazione civica" nazionale, che già era modesta in partenza, con aspettative eccessive verso la politica (il genio poliedrico di Mussolini, si diceva!),  e congiure di palazzo come quella finale del 25 luglio.   Un altro retaggio è la personalizzazione della politica, con il capo che per tutti  è un Mito, poi quando le cosa vanno storte, per mezza italia e' mito, e poi per l'altra meta' e' la fonte di tutti i mali, mentre e' solo un uomo che si barcamena. Dopo l'otto settembre parte dell'Italia si aspettava che il suo "genio poliedrico" risolvesse tutto. Dopotutto i ragazzi di Salo' furono anch'essi vittime del fascismo..del "non pensiero", del comandare ed essere comandati; era normale che qualcuno non abbia rinnegato i quindici anni di retorica precedente, abbia in buona fede fucilato "i ribelli" per l'onore d'Italia , abbia esaltato la bella morte e poi spesso abbia pagato di persona,  nelle spirali d'odio ricordate da Gianpaolo Pansa. Il vecchio fascismo bonario diventò qui un fascismo sanguinario, in una spirale d'odio alimentata da chi , ammazzando qualche fascista repubblichino, cercava di far dimenticare a se stesso di essere stato fascista. La folla plaudente di piazza Venezia, poi quella che il 25 luglio tirava giù le immagini del duce a picconate, poi quella di piazzale Loreto sono i veri danni del fascismo. Una esperienza da cui  siamo usciti male, senza una memoria storica. Senza, ad esempio, la transizione pacifica che ci fu in Spagna , o senza  i processi tedeschi del dopoguerra, che furono anche tentativi di razionalizzazione.  Mentre da noi a vent'anni di conformismo imposto è seguito un dopoguerra di tabù, che hanno portato a continui bisticci politici  e di confusione nella selezione dei vertici e del controllo sociale sul loro comportamento. Un ventennio non pensante è una eredità pesante, che si è ritrovata negli anni del Berlusconismo, del suo declino, e che dobbiamo  gestire ancora oggi. Perchè l'alternanza e il pluralismo hanno  bisogno della dialettica e del confronto, senza demonizzazioni. 

 

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