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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

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Jeffrey Sachs: economisti e diritto internazionale PDF Stampa E-mail
Metodologia
Scritto da Raffaello Lupi   

Sulla prima del sole24 ore di oggi un economista di fama si avventura nel diritto internazionale, elencando i motivi della sua crisi. I discorsi sono sensati, non troviamo le solite formule dei giuristi, che fingono di far parlare i materiali, senza dire nulla. Discorso sensato, va bene. Però molti aspetti sono trascurati, soprattutto uno, eminentemente giuridico , riguardante

la base del consenso politico. Cioè in tutti quei paesi (meno Afghanistan forse , ma il discorso sarebbe lungo..) l'intervento internazionale è stato in appoggio a consistenti movimenti di opinione interni forse addirittura maggioritari , qualitativamente o quantitativamente, privi però di apparato repressivo-coercitivo. C'è un denominatore comune negli interventi citati da Sachs, cioè la crisi del concetto di "affari interni" di un determinato paese, ed è una crisi tipica della globalizzazione. Dove altri stati o le comunità internazionali tendono ad appoggiare i movimenti "sovversivi"  quando il potere interno è debole. Una riprova ce l'abbiamo con la Cina e il Tibet, dove la forza della prima spinge tutti a fingere di non vedere. Quando invece i movimenti interni si rivoltano contro uno stato relativamente debole, scricchiolante, allora il soccorso internazionale appoggia chi potrebbe vincere. Sachs avrebbe quindi dovuto completare le sue sensate riflessioni a proposito del valore relativo del "principio di non ingerenza negli affari interni". A proposito , se ben ricordo il risorgimento italiano è stato costruito , Lombardo Veneto a parte (dove oggi peraltro molti rimpiangono l'Austria Felix)) su ampie deroghe al principio di "non ingerenza". Corsi e ricorsi. Comunque ecco l'articolo di Sachs, rilevando la singolarità di una specie di  monopolio degli economisti sulle scienze sociali ...

La crisi del diritto internazionale

Jeffrey Sachs

Le operazioni della Russia in Ucraina costituiscono una pericolosa violazione del diritto internazionale. Nel 1994, l'Ucraina acconsentì a rinunciare alle armi nucleari ereditate dall'Urss in cambio dell'impegno formale da parte di Usa, Regno Unito e Russia a proteggere la sua integrità e sovranità territoriale. La Russia ha violato tale obbligo, non nuocendo solo all'Ucraina, ma mettendo a repentaglio l'assetto legale internazionale ideato per scongiurare la proliferazione nucleare.Le conseguenze globali di tale comportamento, a meno che la Russia non inverta la rotta sono preoccupanti. Usa e Ue imporranno sanzioni che indeboliranno l'economia russa e quella globale e acuiranno tensioni e nazionalismo. Gli errori degli uni o degli altri potrebbero trascinare a un immane disastro.

Per quanto allarmante sia la crisi ucraina, non dobbiamo dimenticare la più generale inosservanza del diritto internazionale. Gli Usa e gli alleati hanno dato il via negli ultimi anni a vari interventi militari trasgredendo la Carta delle Nazioni Unite e agendo senza l'avallo del Consiglio di sicurezza dell'Onu. Il bombardamento della Serbia del 1999 da parte della Nato era privo del sigillo del diritto internazionale e fu effettuato malgrado le obiezioni della Russia, alleata della Serbia. La successiva dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia - riconosciuto dagli Usa e dalla maggior parte dei paesi Ue - costituisce un precedente al quale ora la Russia si appella per legittimare l'operato in Crimea. L'ironia è palese.

Dopo la guerra del Kosovo, gli Usa hanno guidato quelle in Afghanistan e Iraq, combattute senza l'approvazione del Consiglio di sicurezza e, nel caso dell'Iraq, a dispetto di vigorose obiezioni. L'esito di questi conflitti è stato devastante.

L'intervento della Nato in Libia nel 2011 ha costituito una violazione del diritto internazionale. Dopo che il Consiglio di sicurezza aveva approvato una risoluzione per istituire una no-fly zone e prendere altri provvedimenti a salvaguardia della popolazione civile libica, la Nato ha usato quella risoluzione come pretesto per destituire il regime di Gheddafi con un bombardamento aereo. Russia e Cina hanno protestato. La Libia è Paese tuttora instabile e violento, ed è privo di un governo efficiente.

Anche l'intervento degli Usa in Siria è stato illegittimo. Il regime di Bashar al-Assad aveva domato le manifestazioni con la violenza, spingendo alcune unità militari a ribellarsi. A quel punto, nell'estate 2011, gli Usa hanno iniziato ad appoggiare l'insurrezione e il presidente Obama ha dichiarato che Assad doveva «farsi da parte». Da allora Usa, Arabia Saudita, Turchia e altri Stati hanno fornito agli insorti sostegno logistico, finanziario e militare, violando la sovranità della Siria e il diritto internazionale. Certo, Assad si è comportato con ferocia, ma è indubbio che l'appoggio all'insurrezione dato dagli Usa costituisce una violazione della sovranità siriana

 

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