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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

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law and economics: spieghiamola alle classi dirigenti PDF Stampa E-mail
Metodologia
Scritto da Raffaello Lupi   

Nelle scienze sociali la comunicazione e l'interazione sono molto più importanti di quanto siano nelle scienze fisiche, che avanzano a punta di lancia nelle loro nicchie. Dove si fanno scoperte sensazionali, che poi socialmente si  autolegittimano come tali, senza bisogno di

condivisione, ma solo con l'uso. Le scienze sociali (scienze in senso  debole, diciamocelo) invece sono  sistemazione e coordinamento delle riflessioni  umane (con un problema di legittimazione su cui non divaghiamo, ma  vedi qui), che vivono nella condivisione di tutti i settori interessati della pubblica opinione. In un equilibrio in cui ognuno possiede, sul tema, le informazioni  necessarie al proprio livello di interesse teorico e di coinvolgimento pratico.  Mi verrebbero esempi col mio   settore, cioè la determinazione della ricchezza ai fini tributari, ma provo invece con l'ambiente, dove le istituzioni pubbliche, i responsabili aziendali, i giornalisti specialistici, le associazioni  di consumatori, gli studiosi di  economia e diritto  dell'ambiente, i tecnici e le scienziati "chimico-biologici" hanno un proprio livello di informazione condivisione, mentre la signora Marisa deve entrare nell'ordine di idee del perchè le chiedono la raccolta differenziata, o almeno del perchè sarebbe utile un consumo con meno  imballaggi. Tutti devono capire il problema nei limiti del rispettivo livello di interesse-coinvolgimento. Mentre le scienze fisiche comunicano coi loro risultati, e quindi hanno meno bisogno di comunicare, le scienze sociali si basano anche sulla comunicazione, al di là della dimensione tecnica. E' una comunicazione di utilità sociale che travalica quella secondo cui il diritto serve quando due litigano e vanno dal giudice, e l'economia serve a tenere i conti della spesa. La domanda travalica questa funzione pratica, abbastanza riduttiva, e si indirizza a una comprensione sociale, che è una premessa a qualsiasi governo di una società complessa, che non si basi solo sull'imbroglio, sul potere o sulle relazioni. per questo il diritto e l'economia devono  presentarsi all'opinione pubblica informata, dando una idea di se stessi. Beh. In prima battuta servono  tutti  e due "a capire", con  l'economia che serve a capire gli scambi, cioè l'organizzazione privata, e il diritto che serve a capire le istituzioni, cioè l'organizzazione pubblica. E' importante coordinare diritto ed economia, sapendo  però che le istituzioni politiche , da sempre, da quando si occupavano di  "legge e ordine" non vendono nulla. Quindi la misurazione dell'efficacia e dell'efficienza della loro azione deve affidarsi ad indicatori non di mercato. La sociomatematica già è riduttiva, più che sbagliata, per l'economia, figuriamoci per il diritto. Basta quindi formule, parliamo casomai di "dati", cioè di risultati in termini di occupazione, di debito  pubblico, di credito  bancario, di produzione industriale, di posti letto ospedalieri, e di tanti altri "dati sociali" di cui cercare le ragioni e i possibili riposizionamenti. Per una magigore "efficienza"; che poi è uno di quei concetti umanistici dell'antica filosofia, facile da intuire, e con cui dobbiamo convivere. Al di là delle apparenti scoperte di Bentham o di Pareto sono concetti di buonsenso alla portata di chiunque rifletta, su cui non ci sono  copyright. Bene l'intervento  coercitivo delle istituzioni è sempre per definizione meno efficiente di quanto sia un accordo basato sul consenso, ma qualche volta il consenso si  trova proprio perchè sullo sfondo c'è l'intervento coercitivo delle istituzioni. Che, quando si verifica, deve spesso essere inefficiente proprio per non essere necessario nella maggior parte dei casi. E' una inefficienza dovuta alla necessità di rendere edotto il pubblico potere degli eventi su cui gli  si chiede un intervento. Per questo  c'è il principio di sussidiarietà, dove il pubblico potere deve occuparsi di  quello che i privati  non riescono a fare da soli. Ma qui taccio, per rilevare che anche l'analisi economica del diritto sembra comunicare poco all'esterno. Si fanno lunghi convegni, ma su internet non ci sono  documenti o siti, per ora rinvio a questo convegno della società italiana di  diritto ed economia, che però mi sembra molto parcellizzata su una pluralità di micro questioni, per un bassissimo numero di addetti ai lavori. Una comunicazione sociale di "diritto ed economia", giuristi per l'organizzazione sociale, tipo www.lavoceinfo, mi sembra ancora lontana

 

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