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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Metodologia Giuristi e avvocati. Una coincidenza parziale
Giuristi e avvocati. Una coincidenza parziale PDF Stampa E-mail
Metodologia
Scritto da Raffaello Lupi   
La macchina pubblica italiana non funziona per ragioni giuridiche, non per ragioni legislative. Mentre la legislazione consiste in parole scritte su pezzi di carta, che chiunque facilmente reperisce, il diritto  è una sensibilità, una capacità di coordinare ragionamenti di senso comune, spiegare argomenti, valutazioni di opportunità, parzialmente divergenti, compresa la conformità a materiali normativi, in discorsi organici, 
trasparenti, di buonsenso,  e coinvolgenti, perchè anche l'oratore eloquente a suo modo è un giurista. Che suggestiona in modo attraente il proprio uditorio, senza frastornarlo con una litania di materiali normativi, di combinati disposti ed altri tecnicismi senz'anima, cabale senza contenuto. I giuristi sono, per l'organizzazione sociale pubblica, per il mondo delle istituzioni, del potere pubblico, quello che gli economisti sono per il mondo degli scambi. Il giurista sta al mondo  delle istituzioni come l'economista sta al mondo degli scambi. L'avvocato è un professionista, è uno che svolge servizi pratici, così come fa il contabile, il ragioniere , nel mondo dell'economia. Il rapporto tra queste categorie di studiosi sociali ripropone quello tra economia e diritto, dove la prima studia gli  scambi  e il secondo studia le istituzioni che si riportano al potere politico, e al gruppo sociale. Il giurista non studia la politica, coi i meccanismi di formazione del consenso, rilevanti per lui  solo per le loro ripercussioni sul comportamento delle istituzioni. Queste ultime sono l'oggetto degli studi sociali del giurista.  Che può benissimo fare anche l'avvocato, ci mancherebbe altro, ed in quetsa veste  del tutto  legittimamente complicare le cose semplici, quando ci scappa, per aumentarsi la parcella. Ma come giurista ha una funzione parallela di spiegare, sistematizzare,  aprire le menti, e non confonderle dietro un fiume di parole solo apparentemente in tema, ma in realtà destinate a disorientare gli  interlocutori e dare importanza a chi le pronuncia. Come avvocati si possono anche complicare le cose semplici per valorizzare il proprio  lavoro e aumentare la parcella, ma come giuristi occorre spiegare. Le più grandi mistificazioni sono rappresentate dagli avvocati che si spacciano  per giuristi allo scopo di darsi tono, e formulano cabale con parole senza senso. I giuristi però non sono molti, nell'unire contenuti a comunicazione: nella mia vita, andando a memoria, direi al volo, tra i bei libri in cui si univano contenuti e comunicazione, direi Satta, MS Giannini, santi romano, paolo grossi, riccardo orestano, Piero calamandrei. Altri cui ho pensato mi sembrano ossessionati da formalismi, contorsioni tortuose, divagazioni sui dettagli, riferimenti polemici ad accademie autoreferenziali, complessi imitativi verso  le scienze fisiche. Comunque, aggiornerò l'elenco. Sono però preponderante l'insieme tra  avvocati che si danno  tono con la cattedra e i cattedratici incapaci di fare neppure l'avvocato. E' una strana coincidenza degli opposti. . 
 

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