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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Metodologia Giuristi per l'organizzazione sociale (ovvero "l'economia pubblica si chiama diritto")
Giuristi per l'organizzazione sociale (ovvero "l'economia pubblica si chiama diritto") PDF Stampa E-mail
Metodologia
Scritto da Raffaello Lupi   

La formazione umanistica dell’opinione pubblica italiana è sbilanciata sugli aspetti letterari, poetici, filosofici, artistici e se va bene,storici. Il lato "civico" del sapere umanistico, cioè politico-giuridico-economico  è del tutto trascurato. Prima di tutto per ragioni storiche, che ci hanno abituato a vedere il potere pubblico con diffidenza, salvo abusarne non appena se ne possedeva una briciola. Questa lacuna non è stata colmata dalla  formazione, temendo che sconfinasse nella polemica, nel bisticcio, nell'"indottrinamento”, politicamente scorretto, a rischio di litigio. E’ una carenza formativa rilevabile a tutti i livelli, comprese le 

classi dirigenti. I laureati in giurisprudenza trovano solo un "esame incubo" di economia politica, mentre quelli in economia e commercio trovano spizzichi e "Bocconi" (mi è venuta così) tra matematica, statistica e altro, con  un complesso di inferiorità metodologico per le scienze fisiche, esposto in questo capitolo del manuale giuridico di scienza delle finanze.  Su queste premesse, la pubblica opinione, e le stesse classi  dirigenti, hanno un'idea vaghissima dell'ambiente sociale in cui operano. Gli economisti si occupano (abbastanza bene) del ""mercato" , cioè degli scambi bilaterali, dove si compra e si vende qualcosa; nonostante la "sociomatematica", con cui cercano di superare i complessi di inferiorità di tutte le scienze sociali per le scienze fisiche, gli economisti si rivolgono alla pubblica opinione parlando di "uomini che fanno cose". Però  la macchina pubblica non vive di mercato, ma vive di diritto, coi giuristi che invece non parlano di "uomini che fanno cose", ma "di commi" , di "norme" , in un modo di sentirsi "scientifici" che li rende autoreferenziali. Anche se  “l’economia pubblica è diritto”, i suoi studiosi non riescono ad essere un punto di riferimento per le classi dirigenti, perchè  si appiattiscono  sulla "documentazione normativa" , cioè la legislazione, le sentenze, le circolari, la dottrina autoreferenziale, con una lenta paralisi della riflessione e della capacità stessa di svolgere discorsi di senso compiuto. Lo si riscontra un pò in tutti i settori del sapere umanistico-sociale, ma il promotore di questo sito lo ha toccato con mano nel settore più danneggiato dall'appiattimento sui "materiali normativi", cioè il diritto tributario, praticamente  alla morte cerebrale, anche per la sua difficile collocazione "di cerniera", tra economia, politica e diritto. Anche se non a uno stadio così acuto, l'infezione serpeggia però in tutti i settori del diritto, dove si parla sempre meno per concetti, ma sempre più per riferimenti...tipo "si però mi  pare che una cassazione aveva detto..aspetta non ricordo..c'era un articolo in cui si sosteneva quest'altro". Non si affrontano più direttamente le questioni, ma le si affrontano attraverso qualcun altro che ne ha parlato, in una degenerazione del positivismo giuridico, dove il pensiero (quando c'è) è incanalato  attraverso "la normativa". Questa "fossa del diritto" non dipende dalla politica, troppo spesso usata come capro espiatorio di tutti i mali del diritto, e al tempo stesso come destinataria di tutte le invocazioni di aiuto. Il male si è insinuato negli operatori del settore, che pian piano hanno perso la capacità di pensare direttamente alle questioni loro affidate nell'ambito della convivenza sociale.  Gli operatori del settore, compresi quelli che avrebbero dovuto essere "i giuristi" si sono sempre più impigriti, trasformati in burocrati e in avvocati, convinti  che le chiavi di lettura della convivenza sociale fossero racchiuse nel combinato disposto del capoverso o nel cavillo che consente di chiudere la pratica o vincere la causa. Una minoranza è caduta nell'eccesso opposto, di buttarla in politica e in una confusa sociologia. Bisogna invece riscoprire il diritto oltre la legislazione, e il giurista oltre l'avvocato, andando al di là del banale modello civilistico, dove due parti in conflitto, invece di darsele di santa ragione, vanno dal giudice e cercano, attraverso la legge, di prevedere come deciderà. Anche questa metafora ci spiega che tutto il diritto, anche quello civile, è amministrativo, ed ha sullo sfondo l'azione di istituzioni pubbliche, che rispondono al gruppo sociale generale attraverso la politica. Che giustamente pensa al consenso e alla coesione del gruppo, nell'immediato, anche a prezzo di incoerenze e contraddizioni nel lungo periodo. Per questo non ha senso chiedere alla politica di sistemare i malesseri del diritto, perchè il male è "nel diritto", nella sua incapacità di mettere a fuoco il proprio ruolo, il che paralizza la macchina pubblica e pian piano disarticola la convivenza sociale.  Il programma di questo sito è  riportare il diritto nell'ambito delle scienze umane, dove si parla di "contenuti" , di istituzioni, di risorse, di produzione, di spesa, di tassazione, di sogni e di bisogni, mettendo in ordine le riflessioni "ratione materiae", senza divagare, e da questo poi -se del caso- si passa alle norme. Cerchiamo insomma di riscoprire il diritto oltre la legislazione, come  il promotore di questo sito sta cercando di fare per il diritto tributario qui. Le scienze sociali sono la versione complessa delle scienze umane, perchè il senso della vita ognuno deve trovarselo da solo, ma per soddisfare una serie di bisogni materiali e spirituali dobbiamo organizzarci. Quindi tutti abbiamo bisogno degli altri, e gli altri hanno bisogno di noi; la socialità è condizionata dalla necessità di interagire, senza essere del tutto liberi di dare alla propria vita il senso che si preferisce, perchè interferiamo coi nostri simili, e chiediamo loro di fare qualcosa per noi. Il  prezzo è fare qualcosa per loro. A questa  interazione guardano la politica, l'economia, il diritto e le altre "scienze sociali", elemento importante dell'antica unitarietà del sapere, che per essere "scientifico"  non deve pretendere di spiegare tutto, non deve imitare le scienze fisiche, nè esorcizzare le riflessioni dei non specialisti,  ma organizzarle, interiorizzarle e saperle riproporre più coordinate. Organizzando  le riflessioni sulla convivenza, nei suoi vari aspetti, diversi e collegati, lo scienziato sociale arricchisce se stesso e gli altri. Anche in materia giuridica. 

 

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