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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Lavoro e sindacato Servizi pubblici: se un addetto dice la sua viola il codice etico?
Servizi pubblici: se un addetto dice la sua viola il codice etico? PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Un autista dell’ATAC ha commentato in questo video https://www.youtube.com/watch?v=4Ntwc8-gJvU il malessere dell’utenza per i ritardi delle corse, le cancellazioni, i disservizi  che

si trasformavano in proteste, indirizzate in primo luogo verso gli autisti. E lui, essendo “autista”, ha cercato di spiegare la situazione a modo suo, senza insultare nessuno e meno che meno l’azienda. Certo ha parlato anche di questioni generali , come le privatizzazioni del servizio, buttando lì un po’ di luoghi comuni, ma fa l’autista non l’economista, pur essendo stato in questo osannato da questo sito di un economista http://goofynomics.blogspot.it/ del 25 luglio, che lo ha elevato ad eroe difensore del “pubblico”, paragonandolo a Chomsky contro i privati cattivoni che pensano al profitto, e quindi non fanno passare le vetture di notte, perché c’è poca gente, praticamente solo mignotte (se non prendono il taxi) e camerieri del turno di notte. Qui non voglio affrontare il tema generale di rapporto “pubblico-privato”, troppo filosofico e astratto, dove anch’io peraltro ho molta nostalgia per il pubblico, anche se la capacità di controllo del cliente è molto maggiore di quella dell’utente, e che tra “non operare per il profitto” e assumere il fratello scemo dell’assessore il passo è brevissimo. Parlo invece del diritto di un dipendente di un’azienda di servizi pubblici di dire su internet la propria opinione sul cattivo funzionamento del proprio servizio. Abbiamo fatto interessanti scambi su twitter , dove qualcuno rilevava giustamente che il dipendente di una azienda non ha diritto di denigrare chi gli da’ da mangiare, utilizzando tra l’altro notizie che conosce per ragioni di lavoro. In linea di principio è vero per le aziende di produzione operanti sul mercato: il dipendente di un’azienda di dolciumi violerebbe senz’altro il codice etico dichiarando su internet che i suoi biscotti fanno male. Le aziende di servizi pubblici, e il discorso vale anche per l’Agenzia delle Entrate, sono però di interesse sociale. L’autista ha parlato perché attorno ai disservizi atac ruotava una polemica che si rivolgeva anche contro gli autisti. Non importa qui valutare in quale misura gli autisti siano assenteisti, perché per dieci autisti assenteisti non c’è motivo di tappare la bocca a un autista che vuole dire la sua su un fatto di rilevanza sociale. Nel paese dello statuto dei lavoratori, e della libertà di parola mi pare assurdo negare a un dipendente queste valutazioni, nei limiti generali del civismo, dell’ingiuria e della diffamazione, che l’autista ha senza dubbio rispettato. E’ altrettanto corretto che i funzionari dell’agenzia delle entrate possano dire la loro nelle polemiche sull’evasione fiscale, o scrivere articoli su dialoghi tributari senza essere assoggettati a fantomatiche azioni disciplinari. L’informazione proveniente dai dipendenti delle aziende di rilevanza pubblica è un importante strumento di controllo sociale, in quanto le aziende pubbliche sono “di tutti”, e forse in un certo senso sono “di tutti” anche quelle che producono detersivi e giocattoli. Fare delle valutazioni sul servizio reso non viola il codice etico e se lo viola il codice etico è una forzatura trapiantata dal settore privato in quello dei “beni comuni”. Non si può lasciare la denuncia dei disservizi al solo potere sindacale, né ci si può limitare a imporre le “bocche cucite” sotto pena di azione disciplinare. Posso capire che se tutti aprono bocca occorre mettere un po’ d’ordine, ma la discussione e la pluralità di voci non hanno mai fatto gravi danni.

 

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