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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Lavoro e sindacato Cosa dirigono i dirigenti dell'agenzia delle entrate?
Cosa dirigono i dirigenti dell'agenzia delle entrate? PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Mettiamo qualche punto fermo sugli incarichi dirigenziali , ritenuti illegittimi dalla corte costituzionale 35-2015, per l'agenzia delle entrate. La sentenza della corte costituzionale "ci coglie" nel dispositivo, rendendosi conto che il sistema e' incostituzionale ; tuttavia come sempre la sentenza  "non spiega" , non insegna

non sistematizza, non svolge compiti ulteriori rispetto a quello suo proprio, e va bene così.

Il caso riguarda l'agenzia delle entrate, ma va separato dalle polemiche sulla determinazione dei tributi, in funzione delle quali è stata legittimamente strumentalizzata dai liberisti che hanno rilevato una certa contraddizione tra gli appelli dell'agenzia alla correttezza e alla legalità e la illegittima procedura di nomina del 70 percento dei dirigenti (naturalmente in questo i più formalisti verso le questioni giuridiche sono i non giuristi, ma è un'altra storia).

Il problema è emerso per le entrate, ma riguarda in generale l'impiego e la dirigenza pubblica, dove ormai si sta profilando un doppio livello di accesso, prima  all'impiego direttivo poi alla dirigenza. E' questo il nodo non risolto da quando si sono incrinati gli automatismi selettivi interni che portavano, dal concorso per la carriera direttiva alla dirigenza. Questi automatismi funzionano ancora nei corpi militari, o nella magistratura, mentre nell'amministrazione civile a partire dagli anni 90 del secolo scorso si è fatta strada l'idea del secondo livello di concorso per l'accesso alla dirigenza. Non mi posso dilungare qui sulle esigenze sottostanti anche sensate, come quella di evitare la frammentazione della dirigenza, amministrazione per amministrazione, soprattutto tenendo conto degli enti locali e in specie regionali dopo la disgraziata riforma del 1970. Qui si è perso il controllo , confondendo tra "prove di ingresso all'impiego direttivo" e "ingresso alla dirigenza" e la giurisprudenza, risolvendo anche in modo giusto casi singoli, ha provocato una enorme confusione. I danni sono stati relativi nelle amministrazioni con una base esecutivo-impiegatizia forte, ed una dirigenza piccola, dove ci si è potuti adattare alla meglio.

Nell'agenzia delle entrate invece la qualità elevata del lavoro professionale ha fatto esplodere la contraddizione tra mansioni ad elevata qualificazione, spettanti anche a funzionari direttivi , già tecnicamente qualificati per i concorsi di ingresso, e posizioni dirigenziali.

Qui bisogna tornare al contenuto del lavoro e alle sue modalita' di svolgimento, interdipendenti rispetto alla questione della dirigenza. Il lavoro professionale dei funzionari direttivi tributari è già vagliato coi concorsi di ingresso per quanto riguarda i contenuti giuridico-economici.

La posizione dirigenziale riguarda un secondo aspetto, cioè quello di coordinamento e indirizzo. Il funzionario direttivo dell'agenzia normalmente e' un "professional", che lavora da solo, o con altri pari grado. Su questo si innesta un coordinamento organizzativo , una direzione dell'ufficio, che prescinde da una ulteriore preparazione tecnica sulla sostanza del lavoro. Anzi, tanti amici dell'amministrazione finanziaria , dopo la nomina a dirigente, mi hanno confessato di rimpiangere i tempi in cui lavoravano in prima persona, rispetto a quelli in cui dovevano coordinare il lavoro di altri. Il dirigente, in Agenzia, non svolge "pratiche di ufficio", ma organizza chi le svolge , lavora attraverso altri, di cui condivide il bagaglio culturale specialistico, ma non lo sopravanza ed anzi, come conoscenza del diritto tributario, può anche essere inferiore ai funzionari coordinati.

Ma allora a che serve "il dirigente"? Una risposta fisiologica è che anche il lavoro professionale, svolto dai funzionari direttivi, ha bisogno di una visione di insieme, di un coordinamento, di una assegnazione delle pratiche, di una omogeneità nel loro svolgimento, di una sintesi quando ci sono divergenze tra funzionari direttivi, una consultazione unitaria con le superiori gerarchie (come si dice in GDF), di responsabilità quando qualcosa va storto. Insomma l'ufficio è composto da tanti funzionari direttivi, e l'unitarietà della funzione, nella specie tributaria, ha bisogno di coordinamento e sorveglianza, in modo da contenere entro binari socialmente accettabili le normali diversità di modalità operativo-valutative dei singoli funzionari direttivi. Un po' la funzione del procuratore capo presso gli uffici del PM. La "firma" degli accertamenti è la traccia che questo ulteriore filtro di omogeneità è stato superato, ma non ha nulla a che vedere con la singola trattazione degli accertamenti stessi, svolta da funzionari direttivi. Bene tutto questo è "fisiologia"  e per essa bastavano molti meno "dirigenti" di quelli che ci sono, anche perché la responsabilità sullo svolgimento delle singole pratiche dovrebbe essere di funzionari o di gruppi di funzionari; è degenerativa la tendenza a scaricare sul dirigente , che a sua volta scarica sul funzionario, in modo che poi non ci sia più un responsabile , che la pratica sembri essersi decisa da sola. Solo una pratica su venti dovrebbe essere portata, in un ufficio che funziona serenamente, all'attenzione del dirigente, che per il resto sorveglia e coordina, ma dovrebbe firmare a occhi chiusi o meglio dare ampie deleghe di firma.

Veniamo alla patologia censurata dalla corte. L'incarico dirigenziale è stato uno strumento per dare soldi ad alcuni e non ad altri, e per fidelizzarli anche tenendoli un po' sotto ricatto, come sottolinea anche la sentenza. Il sistema è socialmente inaccettabile perché non si giustifica, in una amministrazione di "professionals" un coordinatore con uno stipendio più che doppio rispetto a quello dei coordinati, che hanno sostanzialmente il suo stesso retroterra tecnico. Il problema generale dell'insufficienza delle retribuzioni dell'Agenzia rispetto alla consulenza privata, se pensiamo al gran numero di funzionari direttivi rispetto al totale del personale, non poteva essere risolto con gli incarichi dirigenziali. Riparleremo di quale fosse lo strumento giusto, ma quello era sbagliato, perchè sperequato

Sulla validità degli atti la Orlandi non ha ragione , ma straragione, come appare chiaro a qualsiasi giurista in quanto l'incostituzionalità non riguardava l'idoneita' tecnico professionale a svolgere il lavoro di coordinamento direzionale, ma la lesione delle legittime aspettative degli altri funzionari direttivi che avrebbero potuto anch'essi aspirarvi, ricevendone anche una gratifica economica abnorme. L'interesse tutelato dalla sentenza è quello al buon andamento organizzativo interno dell'agenzia, non il diritto del contribuente ad un adeguato esame della sua situazione tributaria. Il deficit di coordinamento organizzativo di uffici senza un dirigente "legittimo" può essere un indizio per avvalorare indirettamente casi di negligenza, ma in via autonoma è palesemente irrilevante.

 

 

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