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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Lavoro e sindacato Per la vecchiaia i soldi non bastano: serve "assistenza sociale"
Per la vecchiaia i soldi non bastano: serve "assistenza sociale" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Nell'era "agricolo-artigianale" non c'erano "pensionati" e nelle famiglie patriarcali ognuno faceva quello che poteva, finchè aveva energie, e veniva aiutato per quanto non riusciva a fare: anche qui l'economia preindustriale si mostrava più flessibile della nostra: e le vecchie comunità familiari realizzavano senza saperlo l'Utopia Marxista, secondo cui

'"a ciascuno secondo le i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità". Non c'era insomma la traumatica espulsione dei vecchi dal lavoro ripetitivo delle moderne organizzazioni, dove i vecchi olstacolerebbero ritmi interdipendenti e logoranti; l'"alienazione" del lavoro aziendale induce poi anche il desiderio di andare in pensione. Per questo si era pensato a una copertura pensionistica obbligatoria, in modo da garantire almeno una fonte di reddito a chi, non più in grado di lavorare nelle aziende, non può più rendersi utile all'interno delle famiglie allargate di un tempo, ormai sparite. Anche la previdenza è un altro luogo di incontro tra "pubblico" e "privato", tra principio del "beneficio" e del "sacrificio" dove alcuni paesi (specialmente anglosassoni) obbligano a una forma assicurativa, anche privata, ed altri ad "assicurazioni pubbliche" obbligatorie per chiunque svolga determinate attività. Si tratta di varie possibili combinazioni, dove il "pubblico" non manca mai, ma in varie gradazioni. L'interesse generale ad evitare vecchi privi di mezzi di sostentamento può essere infatti soddisfatto con diverse sfumature, e con vari collegamenti alla condizione lavorativa precedente, iniziando attraverso il sistema c.d. della "cassa mutua". In cui tanto più si era obbligati a versare durante la vita lavorativa, tanto più si riceveva di pensione. Il calcolo della pensione, secondo criteri di economicità e di corrispettività, non può che prendere le mosse dai contributi pagati, ed è quello che avviene nei sistemi a capitalizzazione, chiamati anche "contributivi", diffusi nei paesi ad economia di mercato. A questo punto possiamo anche chiamare "tributi" i contributi previdenziali, ma si tratta di un tributo particolare finalizzato a una prestazione futura erogata allo stesso interessato. La politica, con la sua visione di breve respiro, si è però inserita in questo meccanismo, ed i guasti elettoralistici del criterio c.d. « a ripartizione », con lo squilibrio tra i contributi versati e le pensioni non è riequilibrabile col faticoso ritorno al sistema c.d. "contributivo", partito per chi iniziava la propria vita lavorativa dopo il 1995, e che quindi andrà a regime molto lentamente. Un palliativo, cui si ricorre sempre più spesso, è l'aumento dell'età pensionabile, che costringe a lavorare di più, continuando a pagare i contributi. L'aumento indiscriminato dell'età pensionabile, è un palliativo perchè costringe le aziende a utilizzare personale anziano, senza distinguere la diversa efficienza fisico psichica dei lavoratori. Bisognerebbe invece tornare a una versione moderna, e ineviabilmente pubblicistica, anzichè familistica, dei principi indicati all'inizio di questo post. Si tratta cioè del mantenimento di una qualche attività lavorativa, e del subentro di una  funzione assistenziale man mano che l'autosufficienza lavorativa viene meno. Si tratta di ispirarsi, in una società più complessa e con gruppi familiari più piccoli, alla dialettica sociale personalizzata con cui la società preindustriale fronteggiava la vecchiaia e la morte.  Ci sono lavori usuranti in astratto e lavoratori usurati in concreto, le cui condizioni non sono assolutamente in grado di essere valutate da strutture pubbliche appiattite sulla legislazione, e incapaci di valutare la diversità delle singole situazioni. Non siamo più in condizione di sopportare il costo di una previdenza che affranca dal lavoro persone attivissime, che poi si deprimono senza più nulla da fare dalla mattina alla sera, oppure cercano altro impiego anche remunerativo. L' interesse pubblico ad alleviare la società dal peso di persone non più in grado di provvedere a se stesse si soddisfa non solo con l'interruzione di ogni lavoro e la previdenza, ma anche col mantenimento più lungo possibile un impegno lavorativo gratificante e socialmente utile; invece dei soldi della pensione, quindi, possono essere elaborate una serie di prestazioni di sostegno, sul presupposto della persistente capacità lavorativa di chi non ha interesse a usufruirne. E' appena il caso di rilevare l'importanza di un sostegno del terzo settore in una attività in cui l'elemento motivazionale e socializzante è importantissimo. La pensione non puà essere più una vita residua senza lavorare, ma può essere un elemento che assiste chi perde parzialmente e progressivamente le proprie capacità di rendersi utile alla società. Resta ferma l'importanza di "non allevare cicale", facendo in modo che ognuno sia costretto, quando è giovane, ad accantonare a sufficienza per poter far fronte ai propri bisogni quando sarà vecchio, nell'ipotesi in cui perda interesse ad ogni forma di impegno nella società. Potrebbe essere un capitale di riserva, anche diverso dalla rendita vitalizia in cui consiste la pensione. In modo da non mortificare chi, lavorando di più, risparmiando  di più o mantenendosi più attivo, riesce a trasmettere il capitale ai propri figli o ad altri fini meritevoli di tutela, secondo un ultimo atto di residua autonomia. Ognuno deve insomma essere assistito, se bisognoso, ma deve essere incentivato ad autogestire se stesso, il proprio patrimonio, e il proprio benessere anche fisico, come discuteremo in questo convegno promosso dall'Università Tor Vergata e dalla Fondazione Angelini. 

 

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