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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Lavoro e sindacato Cara Camusso, l'azienda non è un "omone", e i lavoratori ne fanno parte
Cara Camusso, l'azienda non è un "omone", e i lavoratori ne fanno parte PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Capisco che i sindacati non hanno funzioni didattico formative, e principalmente devono rispondere all'emotività dei loro aderenti. Però l'allarme della Camusso,  secondo cui "si sta affermando la supremazia delle imprese sui lavoratori" dimostra

una carenza clamorosa di formazione sociale di base. Sembra una affermazione proveniente dai tempi remoti in cui non sembrava "politicamente corretto" dire che l'occupazione, e il reddito, sono creati dalle aziende. Come se l'azienda si immedesimasse col "padrone",  lo sfruttatore, in una visione antagonista della società, che rischia di riportarci all'era preindustriale; dietro l'idea di impresa della Camusso non c'è una  organizzazione di persone, ma una specie di "omone", un enorme pasticcere, un enorme fruttivendolo, troppo cresciuto e come tale mostruoso. Le aziende non possono crescere e prosperare in un paese in cui non si capisce neppure che differenza c'è tra un fabbro e una acciaieria, tra un sarto e una industria tessile. Semplicemente perchè imprese e lavoratori non sono confrontabili , non sono sullo stesso piano, perchè le aziende sono organizzazioni pluripersonali; sono gruppi tenuti assieme dalla produzione di merci e servizi, come occhiali, caramelle, vestiti o detersivi. Sono gruppi che la Camusso vede in maniera antropomorfica come se si identificassero col loro titolare, che magari certo le gestisce, quando c'è (il che non avviene per le "public companies") , ma comunque non le "possiede" , come possiede una casa, una macchina o un conto bancario. Rispetto a questi beni  statici, l'azienda è un bene dinamico, un "bene comune" , della società intera, su cui influiscono tutti i soggetti coinvolti, gli interessati alla relativa attività, i c.d. stakeholders. La Camusso coltiva un equivoco che genererà sempre diffidenza verso le aziende, e quindi disorganizzazione e disoccupazione. Non mi interessa elogiare o denigrare le aziende, ma solo metterne in luce la natura di gruppi, diversi dal padrone, dall'impiegato e dall'operaio. Se esistono le aziende come persone, allora sullo stesso  piano esistono anche i sindacati, i carabinieri, la stampa, la chiesa, la società e tutte le altre astrazioni che caratterizzano  la vita associata. Rispetto alle aziende l'individuo, il lavoratore, non è "antagonista", ma è un elemento costitutivo. Un pò come se contrapponessimo lo stomaco al resto del corpo, come nell'apologo di Menenio Agrippa. Se quindi vogliamo parlare di articolo diciotto dobbiamo collocarlo nei rapporti interni all'azienda, tra dirigenti, proprietà, impiegati, operai, dove ha senso parlare di antagonismo. E dove bisogna contenere l'utilizzazione del licenziamento, e dell'inamovibilità da articolo 18,  secondo quanto scritto in questo post, come reciproche armi di pressione. Però prima bisogna capire cos'è una azienda, e la frase della Camusso dimostra che la strada è ancora lunga. 

 

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