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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Lavoro e sindacato Salari dimezzati: ricerca del profitto o dell'equilibrio?
Salari dimezzati: ricerca del profitto o dell'equilibrio? PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Il lettore medio italiano, piano piano , sta cominciando a capire che l'azienda è la formazione sociale del terzo millennio, e che  la sua molla non è la ricerca "del profitto", ma la ricerca "dell'equilibrio economico". Quest' equilibrio è  sempre più difficile da raggiungere man mano che altri paesi

organizzano questa forma di produzione, e riescono ad essere "più efficienti" , con un minor costo del lavoro a parità di rendimento. Quando si propone di pagare 700/800 euro netti l'operaio electrolux perchè il suo corrispondente polacco ha questo costo e la stessa efficienza, si  vede anche un problema . Quando la famiglia Zanussi guidava l'azienda negli anni cinquanta, in Cina mangiavano le cavallette. Adesso producono elettrodomestci. E anche bene. E' un fatto. L'unica cosa che non si capisce è l'obiettivo della "lotta" annunciata dai sindacati. Lotta contro chi? Lotta per cosa? Siete capaci a produrre lavatrici da soli? Cosa potete offrire per rendere competitiva l'azienda italiana? In che cosa siete più bravi dei  polacchi? Quanto pensate possa valere economicamente il mancato costo dello spostamento della sede? Mentre noi pensiamo al "salario minimo" in Cina hanno salari normali inferiori a quello che noi vaneggiamo di introdurre come "salario minimo". Ma l'efficienza della Cina e della Corea dipende anche dai loro "sistemi paese", comprese le loro reti di assistenza e protezione sociale, che evidentemente da noi costano tanto e danno poco. Ma c'è anche la capacità di soffrire della gente, e di accontentarsi. Forse per questo la globalizzazione deve smettere di essere presa come un valore "in se", come  una specie di moderno indiscutibile assoluto. Una  specie di moderno mito, sostituto di Dio. Non dico di rimettere le dogane e i dazi, però non ci chiudiamo gli occhi davanti al problema.  

Electrolux, salari dimezzati per non chiudere. Appello dei sindacati al governo

Immagine Electrolux, salari dimezzati per non chiudere. Appello dei sindacati al governo

di Giusy Franzese

Un piano lacrime e sangue, con stipendi praticamente dimezzati e un numero di esuberi molto più elevato rispetto a quelli prospettati e già rispediti al mittente dai sindacati. Gli svedesi di Electrolux alzano il tiro: il progetto di ristrutturazione per i quattro stabilimenti italiani presentato ieri è ancora più duro delle pur nere previsioni. Per i rappresentanti dei lavoratori - che promettono «lotta dura» - non ci sono dubbi: è da rigettare. E tutti, a questo punto, chiedono la discesa in campo del governo con una convocazione delle parti al ministero dello Sviluppo Economico. La invocano i sindacati, torna a chiederla il presidente della Regione Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani che già qualche giorno su questa vicenda aveva addirittura chiesto la testa del ministro Flavio Zanonato, si accodano i presidenti di Provincia e il sindaco di Porcia (la cittadina in provincia di Pordenone dove ha sede lo stabilimento in odor di chiusura), e ora anche il fronte imprenditoriale si aspetta la convocazione di un tavolo al più presto. Lo considera indispensabile l'Unindustria locale, ma anche la stessa azienda. Che al termine dell'incontro di ieri fa sapere: «La decisione sullo stabilimento di Porcia verrà presa solo alla fine dei prossimi confronti e tenendo conto degli eventuali nuovi contributi che dovessero essere posti al tavolo negoziale».

Il costo del lavoro Insomma, il gruppo svedese si attende dall'Italia qualcosa di più di quanto già messo sul piatto dalla Regione Friuli Venezia Giulia con il piano Rilancimprese Fvg: 98 milioni di euro che non riguardano però solo il colosso degli elettrodomestici, ma l'intera industria regionale in difficoltà con una serie di interventi tra i quali l'abbattimento dell'addizionale regionale Irpef. Un lavoratore italiano Electrolux costa all'azienda 24 euro l'ora, contro i 7 euro del collega polacco. Non c'è competizione. Già Unindustria Pordenone per trovare una soluzione aveva proposto un contratto d'impresa basato sulla riduzione del costo unitario del lavoro del 20%. Ieri l'azienda è andata oltre: più esuberi e stipendi più leggeri del 40%. Nel dettaglio, secondo quanto riferito dai sindacati, l'azienda ha proposto un taglio di 3,20 euro all'ora per i lavoratori dello stabilimento di Solaro, di 3 euro a Forlì e di 5,20 euro a Susegana. A Porcia, casomai la fabbrica dovesse restare in vita, il taglio dovrebbe essere di 7,50 euro l'ora e comunque, secondo l'azienda, il prezzo finale delle lavatrici resterebbe troppo alto per competere con i concorrenti coreani e cinesi. L'azienda chiede inoltre (per tutti i lavoratori) un taglio dell'80% dei 2.700 euro di premio aziendali, la riduzione delle ore lavorate a 6, il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause, permessi sindacali (-50%) e lo stop agli scatti di anzianità. Risultato: lo stipendio medio dell'operaio Electrolux passerebbe dagli attuali 1.400 euro a circa 700-800 euro.

La trincea sindacale Il ministro Zanonato ammette: «Il costo produttivo in Italia è troppo alto». Il nodo, rilancia Serracchiani, sta nel cuneo fiscale e previdenziale che «trasforma lo stipendio netto dei lavoratori italiani, il più basso in Europa, nell'importo lordo più alto del Continente». Per questo motivo, la governatrice del Friuli Venezia Giulia, ritiene non più procastinabile il trasloco del tavolo di trattativa a Roma. «È inaccettabile - dice - che il governo assista inerte mentre accade quello che si temeva e che abbiamo denunciato». La convocazione, a questo punto «ad horas», dovrebbe arrivare a momenti: molto probabilmente le parti varcheranno il portone del Mise a via Veneto domani pomeriggio. Intanto nelle fabbriche c'è la massima allerta: da oggi inizieranno assemblee e mobilitazioni. Tra le ipotesi anche lo sciopero immediato. «Il piano è irricevibile» dice il leader Uilm, Rocco Palombella, che parla di «lotta dura». E così il segretario nazionale Fim Cisl, Anna Trovò: «Electrolux deve modificare assolutamente i suoi progetti, non ci arrenderemo».

 

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