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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Economia pubblica Per "la domanda" e la crescita serve la produzione , anche pubblica
Per "la domanda" e la crescita serve la produzione , anche pubblica PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Il giornale di confindustria è anche comprensibile quando invoca la stampa di moneta, pure riportando questo intelligente articolo di Krugman. Dopotutto le aziende sono organizzazioni tenute assieme dal bisogno di vendere prodotti, non sono organizzazioni sullo studio dell'organizzazione sociale. Servono , ci mancherebbe altro, ma non sono in grado di comprendere, e a maggior ragione di progettare, un'organizzazione sociale complessa, di cui

esse stesse sono parte essenziale. Banalmente, sono un po' come gli organi del corpo umano, personificati nell'apologo di Menenio Agrippa, che sono tutti fondamentali , ma non si rendono conto di esserlo, e ciascuno si considera come un'entità a se stante. Per invocare la "stampa di moneta", contro un indefinito "rigore" il sole 24 ore pubblica un sensato articolo di Krugman , dove "sensato", vuol dire "provvisto di senso compiuto", linearmente, esposto al controllo dei propri lettori. Krugman correttamente critica chi attribuisce la disoccupazione alla carenza di manodopera in grado di svolgere i lavori che le aziende chiedono. E' una spiegazione complicata, secondo lui, ma anche nebulosa, complessa e sbagliata. Perché le aziende chiedono di svolgere compiti relativamente semplici e non è credibile che non trovino personale disposto a svolgerli solo perché "non in grado". Si potrebbe divagare pensando che forse qualche azienda vuole pagare un ingegnere nucleare col salario di un fattorino, e poi si lamenta che non lo trova, ma Krugman non si occupa di queste spiegazioni. Il suo obiettivo è infatti di accreditare quella che lui , per molti versi giustamente, ritiene la spiegazione effettiva, cioè che non c'è produzione perché non c'è domanda. Quindi basterebbe creare domanda stampando moneta (la tesi comprensibilmente "bottegaia" del "sole", dove per le aziende l'importante è che "qualcuno compri"). Vedendo la cosa a 360 gradi, come dovrebbe fare uno studioso sociale (e Krugman lo fa per gli USA,  mentre ILSOLE non lo fa per l'Italia) bisogna riflettere sulla necessità di essere in due per creare reddito. Bisogna produrre in due per poi consumare in due. Anche creare domanda pubblica va benissimo , purchè si innesti su un apparato istituzionale che funziona, e quindi sia "credibile", come scrivevamo in quest'altro post, secondo cui il debito pubblico si paga in credibilità istituzionale. In altre parole c'è un mismatching , tanto per essere anglofoni, uno sfasamento tra chi vorrebbe consumare, e anche lavorare, ma non riesce a organizzarsi, o non viene organizzato, per produrre qualcosa di credibile in cambio. A questo punto, se per creare domanda bisogna inventarsi sussidi che neppure si riescono a gestire, abbiamo una massa enorme di popolazione che "vive a debito". Non perché non vuole lavorare, ma perché nessuno riesce a organizzarla , né le aziende né gli enti pubblici. L'economia è basata sull'interdipendenza tra produttori e consumatori, e sulla necessità che ognuno sia al tempo stesso l'uno e l'altro. In altre parole, le riflessioni di Krugman potrebbero spiegarsi con la sintesi secondo cui "non c'è domanda perché, da parte di chi dovrebbe consumare" non c'è offerta di nulla da scambiare, verso chi ha invece eccessi di produzione". Sul piano macroeconomico, non ci può essere troppa gente che produce senza consumare e dall'altra parte troppa gente che consuma senza produrre. Si può anche produrre a debito, e in deficit, ma l'importante è produrre, gestire, fare qualcosa di utile per la collettività. Non è un problema di "quantità" dei consumi pubblici, ma di loro "qualità", cioè di contributo alla coesione sociale. In america può anche essere che la spiegazione sia politica, nel senso di utilizzazione della recessione come scusa per smantellare protezioni sociali ben organizzate. Da noi c'è l'incapacità di rendere produttive ed efficienti le protezioni sociali, cioè di rendere socialmente utile una spesa pubblica dispersa in istituzioni amministrative preoccupate solo di "rispettare la legge", di proteggersi stancamente, di aspettare il ventisette del mese e tirare a campare. Dietro il paravento del governo della legge, che è il vero cappio culturale per le politiche pubbliche e per il funzionamento delle istituzioni.

 

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