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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

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Perchè le nazioni falliscono? Un libro che semplifica troppo PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Le scienze sociali hanno sempre imitato le scienze fisiche, e da esse hanno recepito il gusto delle contrapposizioni e delle classificazioni. Nonchè il gusto delle semplificazioni quando si tratta di "vendere" mediaticamente il risultato di

determinate ricerche sociali. Nel loro testo "perchè le nazioni falliscono"  (Il saggiatore 2013), Demoglu e Robinson impiegano circa 500 pagine altalenando tra "istituzioni inclusive" , che permettono e sollecitano il pluralismo economico, valorizzando talenti e abilità  e "istituzioni estrattive", che tenderebbero allo sfruttamento della popolazione e alla creazione di monopoli, riducendo gli incentivi all'attivismo economico. Mi sembrano le distinzioni manichee tra bene e male, che trascurano le sfumature sempre presenti in questi due modelli. Essi dopotutto corrispondono a un elementare meccanismo di scambio di qualsiasi classe dirigente, anche trascurando (ma se lo chiedono?) che la classe dirigente è una emanazione della collettività, di cui in un certo qual modo costituisce lo specchio. Già al vertice della società agricolo artigianale troviamo aristocrazie militari che un pò servivano la nazione, e un pò servivano se stesse, anche come corrispettivo di "servire la nazione". Tutte le istituzioni, insomma, sono un pò "inclusive" e un pò "estrattive". E' una questione di equilibrio e di capacità di controllo sociale sui detentori del potere, e questo controllo può in buona misura svolgersi anche all'interno della classe dirigente. Ma dopotutto , l'intreccio tra tendenza a servire gli altri e legittima aspettativa che gli altri servano noi stessi, in contropartita, non è forse una costante di tutti i rapporti sociali? Anche in alcune società passate alla storia come "aperte", cioè fortemente inclusive, c'erano sfruttamenti personalistici del potere (ad esempio Federico Secondo di Svevia si divertiva a costruire castelli un pò dove capitava, e non ci pare che l'illuminata aristocrazia inglese, esempio di liberalismo, si facesse mancare nulla). Anche nelle società "estrattive" avevano un minimo di organizzazione sociale, ed oggi non a caso stiamo rivalutando i Borboni di Napoli e i governi austroungarici del lombardo veneto. Sarebbe da chiedersi come inquadrare le società cinesi e indiane di oggi. Forse "estrazione" e "inclusione" coesistono, in tutte le società, che volgono al brutto quando prevale la prima, e al bello se prevale la seconda, ma l'intreccio tra le due è la regola.

 

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