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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Economia pubblica Far rientrare i capitali o uscire pure noi?
Far rientrare i capitali o uscire pure noi? PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Venerdi scorso Repubblica mi ha preso in contropiede ...credevo volessero farmi una intervista sul rientro dei capitali e invece gli interessava l'uscita delle persone. La giornalista Valentina Conte mi  ha fatto chiacchierare un pò e poi , senza neppure farmela rileggere, ha pubblicato l'intervista riportata qui di seguito. Che rispecchia i miei

timori sul futuro dell'Italia , essenzialmente per la malattia che la scuote, e che possiamo chiamare "disorganizzazione", desiderio di essere tutti comandanti, come in questo video, incapacità di capire quando bisogna prendere l'iniziativa e quando è meglio obbedire. Noi non cerchiamo di far valere il nostro punto di vista quando ne vale davvero la pena, magari rischiando, ma quando capiamo che ci sono i margini per farlo, per mettersi in mostra a poco prezzo. E il prezzo generale è la disorganizzazione, che dipende da un deficit di formazione storica e culturale, cioè scolastica. Gli svantaggi non si vedono solo nella più grande azienda del paese , cioè una macchina pubblica a pezzi, ma anche nel settore privato, dove non si riesce ad andare al di là dell'"azienda a proprietà familiare", che sarà grande, come Ferrero, Benetton, Campari, luxottica, Prada, ma resta sempre piccola rispetto ai  competitors multinazionali. Perchè anche nel privato c'è bisogno di "un padrone" per mettere a freno le forze centrifughe delle organizzazioni in cui tutti vogliono fare i comandanti. Per questo la disgregazione avanza, e gli effetti sono quelli di spingere chi può non già a far rientrare i capitali, ma ad andarsene lui. Con capitali italiani al seguito, come raccontato ne "La Repubblica" di venerdi 7 febbraio , in un lungo servizio , accompagnato dalla mia intervista indicata in apertura. In cui forse sono stato troppo pessimista...prendiamola come un invito a organizzarci, mettendo in soffitta un pò di regole e riscoprendo un pò di buonsenso.

Il testo dell'intervista era questo...

Raffaello Lupi: "La molla è la paura del futuro, dalla sanità alla burocrazia,

in Italia troppe cose non funzionano"

Per il tributarista non è una corsa ai paradisi fiscali

di VALENTINA CONTE

Si dice fisco, ma si pensa all'Italia che non funziona, all'assistenza sanitaria inadeguata, all'incubo della burocrazia, all'inquilino che non ti paga più, alla precarietà nei rapporti con le strutture finanziarie, giudiziarie, di sicurezza". Raffaello Lupi, docente di diritto tributario e grande esperto di questioni fiscali, ritiene che il fenomeno recente degli "emigranti di lusso " non sia solo la risposta "al fisco brutto e cattivo" di casa nostra.

Professore, la sorprendono i dati di questo singolare deflusso?

"Non mi sorprendono, ma mi spaventano. Se vai fuori non hai problemi fiscali. Piuttosto hai paura del futuro. La paura di finire come la Grecia".

Patrimoniali, stangate sulla casa, taglio delle pensioni d'oro, Tobin tax, rientro dei capitali oneroso. Non sono sufficienti a spiegare la fuga dei portafogli?

"Questo fenomeno non è solo una mera rivalsa contro le vessazioni fiscali, spesso amplificate dai media. Per chi vuole salvare il malloppo ci sono altre strade, anche legali. Al contrario, trasferirsi alle Canarie, rinunciare a vivere qui, è la risposta a un diverso tipo di disagio".

All'Italia che non funziona?

"Alla percezione montante di disgregazione e disorganizzazione a tutti i livelli, privato e pubblico. Alla sensazione sempre più nitida che il crac dell'Italia si avvicina. Attenzione, non la paura del default. Ma di come sopportare il default".

Una lettura catastrofista.

"Il capolinea non è la certezza di non pagare il proprio debito. Nessuno lo può ripagare, neanche gli Stati Uniti. Il nostro capolinea è la non credibilità come sistema Paese. Chi va via intuisce questo malessere, vive l'impoverimento culturale, produttivo, organizzativo. E scommette che l'Italia non ne uscirà, non arriverà al 2020. Che non riuscirà a produrre abbastanza e ad assicurarsi credito ".

Il fisco è solo un paravento dunque?

"Una spia di una sfiducia più ampia. Se non hai figli che vogliono rimanere in Italia, né legami familiari stringenti. Se hai un lavoro che ti consente la mobilità globale. Oppure se godi di una discreta rendita o sei un pensionato senza obblighi, perché dovresti restare in un Paese dove prevale la paura strisciante di rischiare ad ogni passo la brutta sorpresa?".

La brutta sorpresa?

"Dal crac generale alla residenza per anziani che non c'è o non funziona. Dall'investimento finanziario che sfuma all'affittuario moroso, barricato nella tua casa. In una parola: inaffidabilità. Chi parte lo fa per assicurarsi anni proficui in paesi più solidi. Dove la ricerca aerospaziale la fanno davvero, mentre qui finisce in pranzi e cene. Dove il capitalismo familista non esiste. Dove le regole sono certe. Dove il patrimonio non perde valore".

Anche questo è un frutto amaro della grande crisi.

"Prima chi li aveva, portava all'estero i soldi. Magari quelli del nonno timoroso dell'arrivo del comunismo. Ora porta fuori la propria esistenza. Non più questione di capitali, ma di vite. E di scommesse sul futuro da giocare però non più qui".

 

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