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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Economia pubblica Stampare moneta (cioè comprare titoli di stato) è meglio del default (ma non può durare)
Stampare moneta (cioè comprare titoli di stato) è meglio del default (ma non può durare) PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   

Entro certi limiti, indicati in questo brano del manuale giuridico di scienza delle finanze, lo stato ha il governo della moneta: nel senso che la fiducia della collettività riposa sulla politica, comunque espressione della collettività. Si dice che uno statista pensa alle future generazioni, e un politico pensa alle prossime elezioni, ma l'uomo pensa 

sempre alle urgenze, alle contingenze immediate, come la tenuta dell'Euro, gli stati in default, gli equilibri dei prossimi mesi, tanto -come diceva Keynes- nel lungo  periodo saremo tutti morti.  Quindi possono comprendersi  gli interventi della BCE cui plaude mezza italia , compreso il quotidiano della confindustria, nell'articolo che segue , di enrico marro, nel mainstream delle critiche all'egoismo tedesco espresso dalla Bundesbank,  secondo cui è assurdo -alla lunga - consumare a debito. Per capirlo non c'è bisogno  di quegli "scienziati tedeschi" cui il segretario  di Churchill attribuì la vittoria alleata dicendo "i nostri scienziati tedeschi erano meglio  dei loro  scienziati tedeschi".  Ma l'opinione pubblica, soprattutto italiana, economicamente semianalfabeta, preferisce l'alibi degli speculatori, dei mercati cattivi , oppressori di popoli, sovvertitori della democrazia. Senza capire che neppure la democrazia può produrre merci, servizi, assistenza, e che "nessun pasto è gratis". Quindi, se nell'immediato è meglio evitare il default, sarebbe criminale pensare di poter continuare a consumare a debito risorse che non si producono, sperando siano i posteri a pagare il conto. Speriamo di  non trovarci domani a fronteggiare nuove crisi con i soliti stereotipi dei tedeschi colpevoli di vendere volkswagen a debito, ai poveri greci pretendendo persino di farsi pagare, neppure fossero la versione moderna delle waffen ss. Questa tendenza mediatico  politica conferma in quale misura le scienze umane non vivano di sola logica, ma anche di mito, e di chiacchiere, incapaci però di sfamare la gente. Tamponiamo pure la crisi dei debiti sovrani con  l'acquisto di titoli pubblici, cioè il finanziamento dei deficit da parte della banca centrale: la "stampa di moneta" è per certi versi inevitabile quando ormai la frittata è fatta, i soldi sono stati spesi. L'importante è che non risorga il partito della spesa pubblica, delle assunzioni facili, perchè tanto domani si vedrà, lo stellone ci salverà, qualcuno  pagherà il conto di una spesa pubblica improduttiva, fatta di stipendi trasformati in sussidi , per dipendenti cui nessuno  dice esattamente cosa fare, che attendono il 27 del mese, perchè la più grande organizzazione del nostro paese, cioè la macchina pubblica, in prevalenza pensa a coprirsi formalmente e a produrre comunicati stampa , per l'immagine istituzionale. Le scelte di opportunità, educare la gioventù, curare i malati, riciclare i rifiuti, smaltire l'arretrato giudiziario, organizzare l'immigrazione, far funzionare le infrastrutture, dare sicurezza, e tutte le altre funzioni pubbliche contano solo per quello che l'opinione pubblica, filtrata dai mezzi di informazione, può apprezzare. L'utente prende il posto  del cliente, ed ha molto  meno potere, e meno  consapevolezza. La sfida italiana è far funzionare l'organizzazione pubblica, e il sostegno della BCE ci darà più tempo. Anche lavoce.info ci ricorda che non potrà essere per sempre e che bisogna intervenire sui  nodi strutturali. Cioè rendere produttiva la spesa pubblica, che è un problema squisitamente giuridico, non legislativo, giuridico, relativo al funzionamento di istituzioni  che devono  recuperare serenità e buonsenso.  

Ecco l'articolo di enrico marro

Perché alla Merkel conviene salvare l'euro

di Enrico Marro

La buona vecchia realpolitik alla fine, incarnata da Angela Merkel, ha vinto sui falchi euroscettici. Alcuni provenienti proprio dalla coalizione della cancelliera. Come il parlamentare dei cristiano-sociali (Csu) Klaus-Peter Willsch, che aveva chiesto una riforma della Bce che consentisse a Berlino di esercitare il diritto di veto. La Germania è il primo finanziatore degli aiuti europei, quindi secondo Willisch dovrebbe «avere il diritto di veto su tutte le questioni».

O come Weidmann, giovanissimo presidente della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Bce, l'unico a votare contro il piano dell'Eurotower per acquistare bond sul mercato secondario. Il suo «nein» è stato confermato dalla stessa banca centrale spiegando che secondo Weidmann gli acquisti di bond sono troppo vicini all'essere una forma di finanziamento monetario, vietato dal mandato Bce. Weidmann aveva anche minacciato le dimissioni.

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La pragmatica cancelliera ha invece da tempo capito che è meglio presentarsi alle elezioni del settembre 2013 con in tasca l'euro piuttosto che senza. Un crollo della moneta unica provocherebbe infatti uno shock dai costi enormi e, soprattutto, dalle conseguenze imprevedibili in Europa e nella stessa America, dove l'economia non scoppia di salute e Obama è alla ricerca di una difficile rielezione in novembre.

Per la sua offensiva contro i falchi Angela ha scelto la platea più ostile possibile, il tradizionale convegno dell'intrasigente Csu in Baviera, feudo dei cristiano-sociali, dove in mezzo a maxi-boccali di birra pochi giorni ha dichiarato che Paesi come la Grecia «meritano la nostra solidarietà». Merkel ha anche attaccato i mercati, accusati di «non essere al servizio del popolo»: negli ultimi cinque anni, ha argomentato, hanno consentito a poca gente di arricchirsi a spese della maggioranza. Non si può permettere ai mercati, ha detto ancora la Merkel, di distruggere il lavoro delle persone e i Governi non possono essere alla loro mercé a causa del debito

 

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