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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

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Dipendenti pubblici e inefficienza uffici come problema culturale PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Quando si parla di inefficienza della macchina pubblica, occorre fare attenzione a non coinvolgere nelle critiche i dipendenti pubblici, come avverte un libro giusto con un titolo sbagliato, cioè "I nullafacenti" di Pietro Ichino ; il problema infatti non è antropologico, ma organizzativo, in parte causato

dal passaggio dall'originario modello militare al  modello aziendale, come spiego a pagina 89 del mio volume di scienza delle finanze del 2014, scaricabile qui. Eliminiamo subito il sospetto di  "nullafacenza" nei casi in cui il pubblico impiegato è sottoposto alla diretta pressione dell'utenza, come nei trasporti, nella sanità, nell'istruzione e nei servizi di sportello in genere, dove non a caso lavorare "al pubblico" viene considerata una linea di demarcazione sfortunata rispetto a chi "sta in ufficio". La mancanza di "un padrone", il depotenziamento dei poteri dirigenziali, l'aumento dei poteri sindacali dove sono privi di contrappesi per la mancanza del "padrone", hanno contribuito a dare l'impressione che, una volta vinto il concorso, il titolare di un "posto pubblico fisso" avesse  a disposizione una pluralità di pretesti  legalistici per lavorare "se voleva" , mettendo in difficoltà chi ci metteva un pò di zelo. E' successo che impiegati troppo zelanti, o normalmente produttivi, abbiamo messo in imbarazzo non solo i colleghi, ma anche i dirigenti, perchè davano l'impressione che i carichi di lavoro standard (il c.d. "organico") fossero sovradimensionati rispetto alle necessità effettive. Si crea così un circolo vizioso  in cui i molti che lavorano normalmente o vorrebbero farlo, mettono in imbarazzo e sono messi in imbarazzo. Questa sicurezza del "posto pubblico" era parzialmente controbilanciata dalla minore retribuzione, ma questa tendenza si è invertita quando l'impiego privato è stato esposto alla globalizzazione, ed è risultato sia "meno retribuito" sia "meno formalmente garantito".   L'opinione pubblica sta avvertendo questa situazione,  considera inefficienti gli utfici pubblici, attribuendo la situazione ad uno scarso impegno degli impiegati, anche se contraddittoriamente continua  a "non fidarsi" dei privati, che considera "dediti al profitto" (vedi invece pag.48 del volume). Schizofrenicamente, la pubblica opinione considera da una parte "evasori" i lavoratori indipendenti (ladri di tasse) e nullafacenti i pubblici dipendenti, finendo così per lacerarsi stupidamente al proprio interno. Dimenticando che la furbizia, l'onestà, lo spirito di iniziativa, l'impegno, dipendono da caratteristiche personali del tutto estranee al lavoro che, per circostanze casuali, ci è capitato di fare. Questo lacerante circolo vizioso dipende da una carenza di formazione sociale italiana, cui devono rimediare gli studiosi sociali, cioè i professori. Sono loro a dover mettere la pubblica opinione in grado di esercitare il  controllo svolto , nelle aziende private,  dalla proprietà. I proprietari dei pubblici uffici siamo tutti noi, per una frazione infinitesimale. Sono concetti che spiego a pagina 97 e seguenti del volume linkato sopra. Tutti dobbiamo farci una piccola formazione sociale,  per svolgere quel controllo minimo necessario ad evitare che i beni di tutti finiscano in ultima analisi per non essere di nessuno. O per essere di ladri, impostori e profittatori. 

 

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