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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Burocrazia Burocratizzazione mentale e studi giuridici
Burocratizzazione mentale e studi giuridici PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Le scienze sociali dovrebbero coordinare i ragionamenti sull'organizzazione della società, cioè spiegare come si tiene insieme un gruppo organizzato di milioni di persone. La ripartizione dei compiti, la creazione della ricchezza, la sua distribuzione, la selezione delle classi dirigenti, la formazione e la trasmissione del sapere.  Si può  esaminare la società dal punto di vista della produzione di ricchezza, da cui si pongono le facoltà di

economia e commercio, oppure dal punto di vista delle istituzioni, da cui si dovrebbero porre le facoltà di giurisprudenza. Che invece si pongono dal punto di  vista "delle norme", cioè senza affrontare direttamente la sostanza delle questioni. Nelle facoltà di giurisprudenza non si parla di "cose", si parla di "commi" di combinati disposti, di sentenze, di dottrina che parlava di sentenze. Si parla "indirettamente" della sostanza, e la si perde di vista piano piano. Non ci si rende conto della necessità di amministrare risorse scarse, della necessità delle istituzioni di fare delle scelte, cioè di valutare vantaggi e svantaggi delle proprie decisioni. Si è assolutizzato il modello "giurisdizionale" , ispirato al momento decisorio del giudice, che effettivamente deve farsi interprete dei valori del gruppo e di come sono stati cristalizzati in indicazioni  legislative e regolamentari; in questo  momento il diritto è "normativa", ma solo in questo momento, perchè le istituzioni giurisdizionali, prima del momento  decisorio, e quelle "non giurisdizionali" devono invece ispirarsi a scelte di opportunità, di distribuzione di risorse scarse in funzione di scale di valori. Qui  l'approccio normativo è un pericolosissimo creatore di burocrazia, perchè trattiene dal compiere la scelta più opportuna sul piano della funzione affidata all'istituzione, ma induce a cercare quella dove si mette meno la faccia, che "copre" di più rispetto a un sistema normativo, che espone di meno a rischi di critiche. La burocrazia non è cattiveria , non è paralisi cosciente, ma è desiderio di autoprotezione , di non correre rischi, di essere "coperto da norme", poi non importa se le soluzioni sono  infelici sul piano sostanziale, dei trasporti, della sanità, dell'istruzione, dell'ambiente, della determinazione dei tributi, dei beni culturali, della gestione dei  flussi migratori e via enumerando. La sostanza è "fuori" dalla nostra formazione , dal nostro background universitario. L'importante è "essere a posto" e anche quando la soluzione più corretta e sensata "si vede" , e non è vietata, la si trascura in favore di una "normativamente fondata". Perchè la formazione universitaria era quella di essere telecomandati da norme, e pensanti nei limiti delle soluzioni offerte "dalle norme". Per questo il diritto sembra separato dal buonsenso, e per questo la macchina pubblica sembra inceppata, consumando soldi e restituendo fastidi e sceneggiate, indipendentemente da chi sta al governo. La causa culturale sta negli studi, in una preparazione che mette in primo piano i riferimenti rispetto ai ragionamenti. E nel migliore dei casi forma avvocati furbi, non studiosi della società, funzionari con spirito di iniziativa. Ma burocrati, per i quali, "prendersi una responsabilità", è una minaccia. In questo  modo il diritto, volgarizzato in legislazione,  ha affondato  l'Italia, paralizzandone le istituzioni, isolandole in una torre d'avorio normativa in cui ci si preoccupa solo di "essere a posto".  Per questo  occorre reimpostare gli studi giuridici dallo studio "della normativa" a quello delle istituzioni , delle loro funzioni rispetto ai mezzi che hanno a disposizione, della loro efficienza, della misurazione dei risultati, della loro percezione da parte della classe dirigente e della pubblica opinione.  

 

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