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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Burocrazia Dibattito TV su riforma giustizia senza giuristi: un problema dei giuristi
Dibattito TV su riforma giustizia senza giuristi: un problema dei giuristi PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Nella puntata di agora , rai 3,  del nove settembre 2014 (visibile a questo link) si parlava di riforma della giustizia solo con politici e giornalisti. Non c'èra  una discriminazione verso gli studiosi di diritto, solo che è maledettamente difficile trovare studiosi di diritto capaci di parlare direttamente in TV alla classe dirigente e alla pubblica opinione, senza

girarci attorno con frasi di circostanza, stereotipi e formule più o meno causidiche. Se gli studiosi di diritto  sapessero essere studiosi sociali, dal punto di vista del loro settore, qualcuno li ascolterebbe. Invece si presentano come gli interpreti di presunte arcane verità nascoste in leggi e altri materiali normativi, senza rendersi conto che essi sono stati redatti per esigenze sociali contingenti, di coesione e consenso, con tutte le contraddizioni che ciò comporta. I giuristi  non si rendono conto di quanto la politica, l'autorità e la pubblica opinione abbiano bisogno di loro. Non come avvocati o consiglieri, ma come studiosi delle istituzioni. E' un compito ostacolato dalla frammentazione del diritto in 21 settori e dal suo appiattimento sulla politica e l'autorità, sia pure nella divisione dei ruoli. L'inseguimento di  una fantomatica specializzazione, imitativa delle scienze fisiche, non solo impedisce di  parlare alle classi  dirigenti e agli opinion makers. Ma spesso impedisce di parlare persino tra giuristi di SSD differenti, e spesso anche del medesimo , tanto ci si avvita su contingenze di dettaglio, salvo divagare nella politica, nella critica e nella invocazione alle autorità. Imitando le scienze della materia dandosi ad oggetto  "il dato normativo", come "il dato materiale" del biologo, si inizia a parlare per riferimenti, alla legislazione, alle sentenze, alla dottrina. Non ci si può ricollegare direttamente al bagaglio  culturale, e alla sensibilità dei lettori, ma bisogna arrivarci attraverso un articolo di legge, una sentenza, o autorevole dottrina. In questo modo non solo un processualpenalista, un amministrativista, un giuslavorista o un giuscommercialista non riescono a parlarsi tra loro, ma il diritto distoglie lo sguardo dalle istituzioni, perde organicità, si ripiega su se stesso, o meglio  su tanti orticelli. Dimenticando che le scienze sociali non hanno l'uditorio degli "addetti ai lavori", ma di tutti gli interessati al problema, a vari livelli. L'inaridimento culturale di un diritto  ripiegato su se stesso è nocivo per la società e per le istituzioni, che sono l'oggetto del nostro studio. Esse  vivono di diritto, e l'irrigidimento del diritto sulla legislazione, la ricerca di "autoprotezione" , uccide il buonsenso, la deresponsabilizzazione, il desiderio di "coprirsi le spalle" da critiche genericamente ambientali, interne alla stessa istituzione cui si appartiene. Nelle istituzioni sono sempre meno quelli che si prendono dei rischi semplicemente in nome dell'interesse generale. Sempre più frequentemente, davanti a una iniziativa che potrebbero intraprendere di loro iniziativa, le istituzioni cercano di farsela prescrivere per legge, venendo da essa telecomandate. A questo è dovuta  la burocratizzazione delle nostre istituzioni, dalla sanità, all'istruzione, ai beni culturali, all'ambiente, alla sicurezza , alla difesa, alla determinazione dei tributi, alla stessa giustizia....Un apparato pubblico sostanzialmente analogo per dimensioni a quello francese o tedesco si è ossificato, non perchè i dipendenti hanno  poca voglia di lavorare, ci mancherebbe , ma perchè temono di prendere iniziative...se un ministero tedesco vede una cosa opportuna si organizza e la fa...interpreta il proprio settore di competenza...da noi, se va bene, invoca la politica per avere una legge che gli dica di farlo...il vero problema della giustizia è un riflesso generale di questa ossificazione delle istituzioni pubbliche, che parte dal di dentro...senza nulla a che vedere con la politica, criticata e invocata al tempo stesso, come comodo diversivo, dagli  operatori del settore...Se si pensa che le istituzioni sono la più grande azienda italiana, indispensabile per la crescita delle aziende produttive private, ci rendiamo conto che il vero problema dell'Italia è qui. 

 

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