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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Burocrazia Omicidio Aldrovandi: Polizia, burocrazia e media
Omicidio Aldrovandi: Polizia, burocrazia e media PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Dopo il bombardamento mediatico di questi  ultimi giorni non ho potuto fare a meno di cercare la sentenza di condanna per omicidio colposo dei poliziotti applauditi al congresso del sindacato di polizia. Letta la sentenza, che condivido, mi appare abbastanza chiara, da parte dei media, una comunicazione sensazionalistica della vicenda , con l'omissione di alcuni particolari  che ne diminuirebbero l'impatto comunicazionale, riportandola a una

meno interessante normalità. Dico subito che la condanna è "sensata", ma che forse davanti ad essa è sensato pure l'applauso dei colleghi, che si calavano nella posizione dei condannati, nella situazione che loro avevano dovuto gestire, pensando forse che sarebbe potuto capitare anche a loro. Da come i media hanno proposto la cosa, non emergeva la domanda più ovvia nella mente di un telespettatore , cioè "perchè diavolo l'hanno pestato"? Che era successo?. Abbiamo forse dei poliziotti matti? Magari loro ci chiedono i documenti, noi rispondiamo un pò alticci e quelli ci riempiono di botte? Se si leggono i fatti, anche per come riassunti dalla sentenza di  condanna, l'impatto mediatico della questione si ridimensiona. Se ci si cala nei fatti si capisce che alle sei meno un quarto arriva una telefonata di una cittadina ferrarese che lamenta la presenza davanti casa di uno che dà in escandescenze e dice di avere paura ad uscire...si capisce bene la difficoltà degli agenti ad interloquire col tipo di cui purtroppo , essendo deceduto, non possiamo ascoltare la versione.....pare che ci sia stato un eccesso nei mezzi di coercizione, e la sentenza "ci sta" ..però dire che sono "assassini" è esagerato.   Dal che l'applauso del sindacato dei poliziotti , che non hanno gradito vedere loro colleghi sbattuti in prima pagina come mostri sadici. E' qualcosa di più della solidarietà di categoria che infatti non è scattata per l'omicidio di Spaccarotella  /Sandri dove l'omicidio volontario con dolo  eventuale è stato digerito tranquillamente. Quindi "ci sta" la condanna, ma ci sta pure l'applauso, specie davanti a mezzi di informazione che, trascinati dall'emozione della madre , hanno  detto solo una "mezza verità". Trascurando ancora una  volta, in nome del sensazionalismo e dell'audience, la completezza dell'informazione. Che per un bravo giornalista non è un ostacolo a fare audience. Anzi, la sensazione di essere davanti a una informazione incompleta, costruita per "fare audience" (il "poliziotto assassino" vende sempre) finisce per disaffezionare gli ascoltatori. La sentenza è troppo pesante per allegarla in PDF , ne allego alcuni stralci, ma è facilmente reperibile su internet. Ci sono delle sfumature inquietanti non tanto nel comportamento negligente ed esagerato dei poliziotti, anche se da qui a chiamarli assassini molto ci corre, quanto nei tentativi di "copertura" delle istituzioni, che come sempre si preoccupano dell'"immagine"; però è grave come si preoccupi dell'immagine anche la politica, appiattita sul "politically correct" dei poliziotti cattivi. Ci voleva tanto a dire . Sono stati negligenti, come tali sono stati condannati , ma mostri non sono. L'assassino è chi vuole la morte, o la provoca volendo percuotere....ma l'omicida colposo (come Beppe Grillo ) non è un "assassino" ....

Stralci dalla sentenza di appello (essendo la questione "di fatto" la cassazione l'ha semplicemente confermata)

Secondo la prima ricostruzione dei fatti, offerta dallo stesso personale di
Polizia intervenuto, una cittadina - Chiarelli Cristina - alle ore 5.45
telefona al 112 segnalando che di fronte a casa sua c’è un giovane che
urla, da in escandescenze e “sbatte dappertutto”.
La segnalazione, per competenza territoriale in base alla ripartizione
delle zone della città tra le due forze dell’ordine, viene dall’operatore del
112 “girata” al pronto intervento della Questura.
Sempre secondo la versione “ufficiale”, viene inviata sul posto la volante
Alpha 3, in quel momento presente in Questura, il cui equipaggio è
composto da due degli odierni imputati, Pollastri e Pontani.
I due si trovano di fronte all’Aldrovandi infuriato che si scaglia contro di
loro e con il quale ingaggiano una colluttazione per contenerlo.
Nel corso di questo scontro, per come riportato dagli agenti, Aldrovandi
salta sul cofano e sul tetto dell’auto di servizio, per poi cadere sulla
portiera aperta.
Pontani e Pollastri richiedono l’intervento di un’altra volante e la sala
operativa del 113 invia la volante Alpha 2, reduce da un intervento in via
Aldighieri per un tentato furto in abitazione, il cui equipaggio è
composto da Forlani e Segatto.
A questo punto riprende lo scontro con Aldrovandi. I due poliziotti
arrivati ripongono le armi nel baule dell’auto e ne estraggono i
manganelli.
Il confronto tra i quattro agenti e la vittima è violento e viene richiesto
l’invio di rinforzi che la sala operativa della Questura richiede all’Arma
dei Carabinieri, ma la pattuglia del 112 arriverà quando ormai l’epilogo
si è ormai verificato e Federico Aldrovandi è già a terra, prono e
ammanettato dietro la schiena con gli operanti, attuali imputati, che lo
tengono immobilizzato.
Alla fine Federico Aldrovandi viene quindi immobilizzato a terra, prono
e ammanettato. Gli operanti si rendono conto che il soggetto versa in
gravi condizioni, respira a fatica e chiedono alla loro sala operativa
l’intervento di un equipaggio del 118 che, però, arriverà quando Federico
Aldrovandi è ormai cadavere.
Interviene sul posto un cospicuo numero di funzionari - la quasi totalità
dell’organico - e agenti della Questura di Ferrara ma non il Sostituto
Procuratore della Repubblica di turno quel giorno, facilmente dissuaso
da un funzionario della Questura, che addebita la morte di Aldrovandi a
un fatto accidentale, presumibilmente dovuto ad una precedente
assunzione di stupefacenti.
Federico Aldrovandi era reduce da una serata passata con altri tre amici
in una discoteca di Bologna, il “Link” e aveva chiesto loro di essere
lasciato nel punto di ritrovo da cui erano partiti, limitrofo a via
Ippodromo, per fare rientro a casa a piedi.
In via di estrema e sommaria sintesi questi sono i fatti all’origine del
presente processo.
la frase riportata da Ricci è indice della necessità che gli imputati si

rappresentano immediatamente di accentuare il grado di pericolosità di

Federico in prospettiva difensiva, rispetto a possibili contestazioni

rispetto ciò che essi sanno di avere fatto, eloquentemente sintetizzata

nella frase captata di Pontani al 113 10 . Il ragazzo è immobile e non

respira. Gli stessi agenti diranno in una frase telefonica registrata,

sollecitando l'arrivo dell'auto medica, che il ragazzo era mezzo morto.

Il Ricci non aveva spiegato, né si spiega il primo giudice, perché, mentre

si attendeva l'arrivo dell'ambulanza, il ragazzo a terra venisse trattenuto

dai colleghi per impedirne ogni movimento 11.

Diversamente dal Ricci, Riccardi, l'altro carabiniere componente

l'equipaggio del 112, dichiara di non avere sentito sul posto spiegazioni

dell evento: anche questa testimonianza secondo il primo giudice inficia

l'attendibilità di Ricci sul punto, posto che quest'ultimo riferisce di un

discorso collettivo con tutti i quattro agenti impegnati a ricostruire la

dinamica dell'avvenimento 12.

7

10 "Lʼabbiamo bastonato di brutto per mezzʼora".

11 Perché trattenere a terra una persona che ha urgente bisogno di soccorso, tanto indurre i

carabinieri ad un energico sollecito dei soccorsi (conferma dellʼevidenza che il ragazzo stava male),

si chiede il primo giudice a pagina 35.

12 Osserva lʼestensore come sia interessante rilevare, poi, come Riccardi spieghi la ragione per cui

si astenne dal porre domande ai colleghi: Pur semplice carabiniere, era consapevole che

unʼindagine vi sarebbe stata e che questa avrebbe inevitabilmente coinvolto gli agenti. Si tratta di

un evidente conferma dell esistenza di atteggiamenti diversi allʼinterno delle forze dell ordine

italiane...

La sentenza a questo punto trae un primo argomento per confutare la tesi

dell'eclatante circostanza del balzo di Aldrovandi sul cofano

dell'autovettura per colpire con un calcio l'agente Pontani, della

successiva caduta a cavalcioni sullo sportello aperto e da qui per terra,

anticipando la discussione sulla testimonianza della Tsegue, che lo

porterà a ricondurre la tumefazione dello scroto ad un colpo di

manganello o ad un calcio sferrato mentre era in terra, con atto di

violenza sicuramente gratuito e non giustificato dalla necessità di

immobilizzazione.

La teste Fogli, medico giunto subito dopo con l'auto medica, quanto alle

condizioni di Aldrovandi, rende dichiarazioni omologhe a quelle dei due

operatori del 118.

Dalle altre dichiarazioni della Fogli, il primo giudice trae ulteriore

confronto alla convinzione che la versione degli imputati ed in

particolare il racconto dell'agente Pontani, il biondo indicato da alcuni

testimoni come colui che dava le spiegazioni sull'accaduto ed il solo che,

avendo partecipato con il silente collega Pollastri alla prima fase dello

scontro potesse riferirne, è un racconto approssimativo che si sviluppa in

progress, nel tentativo di dare una spiegazione delle ferite scoperte sulla

testa di Aldrovandi, combinandole con i danni riportati dall'autovettura.

Fogli Cristian è, invece, un teste diretto.

La camera da letto e cucina della sua abitazione sono prospicenti su via

Ippodromo e, quindi, dal suo punto di osservazione riesce a vedere un

pezzo del parco a una distanza di un centinaio di metri.

Il teste ricorda di essersi svegliato all'alba del 25 settembre e di avere

ascoltato per cinque minuti delle urla provenienti da via Ippodromo.

Dato che non cessavano aveva telefonato alla Polizia; aveva distinto le

parole "La vita è una merda, tutto è una merda, Polizia di merda. "

 

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