Area riservata

Newsletter

Link

Siti amici, partners o semplicemente di interesse che vi segnaliamo. Accedi

 72 visitatori online

Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Aziende come istituzioni squinzi, non si cresce per decreto legge!
squinzi, non si cresce per decreto legge! PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Le aziende familiari sono l'unica cosa che funziona in Italia, e dobbiamo tenercele care, però dirigere una piccola multinazionale a proprietà familiare che fabbrica di vernici non è come dirigere una comunità politica. Ognuno tende a traslare sull'interpretazione della realtà generale le proprie esperienze personali, e quindi è del tutto normale che il proprietario di una industria di vernici

veda la macchina pubblica italiana come "una grande fabbrichetta" (a proposito che fine ha fatto "fabbrica italia" della Fiat?). Ed è del tutto  normale che, estendendo quanto succede nella sua fabbrica, dove lui ha un potere di governo pressochè assoluto,  si possa fare lo stesso in una realtà infinitamente più grande e articolata come l'Italia. Beh, in parte c'è del vero, come in tutti i discorsi  in cui  si dice qualcosa, in cui c'è buona fede. Però il funzionamento della macchina pubblica passa per la consapevolezza delle ricadute generali  dei propri compiti  particolari, in capo a chi dirige ogni articolazione dello stato. Perchè veda presidente, lei vende vernici, invece lo stato  non vende nulla, salvo credibilità e autorevolezza, che passano attraverso "immagini", e quindi  maturità collettiva, capacità di giudizio della pubblica opinione..che bisognerebbe cercare di far crescere, formando la pubblica opinione, anzichè battendo i pugni sul tavolo per problemini "urgenti" , ma non sistematici...Però , caro presidente, viviamo in un paese dove ognuno si ritiene portatore del segreto per salvare la patria (almeno a parole) ..quindi  perchè non dovrebbe farlo il presidente di confindustria? 

Il Sole-24 Ore - 2013-05-01 -  Il nuovo Governo LE PARTI SOCIALI Squinzi: subito le misure per crescere

Le priorità: pagamenti della Pa, riduzione del costo del lavoro e investimenti in infrastrutture DOPPIA STRATEGIA «Bisogna rilanciare gli investimenti nell'edilizia e rinnovare gli incentivi del 50% per gli interventi di riqualificazione» I DEBITI DEL «PUBBLICO» «Ci vuole un meccanismo meno complesso di quello che stava predisponendo il precedente Governo» Testo Suggeriti Attilio Geroni ATLANTA. Dal nostro inviato In America c'è la crescita. E ci sono gli imprenditori italiani che la cercano disperatamente. Nel primo trimestre ha viaggiato al ritmo annuo del 2,5%: «deludente» secondo le aspettative degli analisti, ma rispettabile, anzi più che confortante, per chi viene da un Paese ancora arenato nelle secche della recessione. Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria e amministratore unico di Mapei, leader mondiale negli adesivi per l'edilizia, è ad Atlanta per partecipare alla fiera internazionale Coverings, uno degli eventi più importanti al mondo per il settore delle piastrelle e del marmo, dove il made in Italy della ceramica e della relativa filiera è rappresentato da 80 marchi. L'Italia, vista da lontano e con un nuovo Governo finalmente in sella, permette al presidente degli imprenditori italiani ragionevoli speranze: «Vediamo il governo di Enrico Letta in maniera assolutamente positiva. Ritengo che il nuovo premier sia una persona affidabile, seria e capace», dice ai margini della manifestazione. Tutto bene dunque? Tutto bene, ma con una preoccupazione di fondo, relativa al completamento della squadra di governo allargata, quella cioè estesa ai sottosegretari. Sembra un dettaglio, dopo che la "prima linea" ha ottenuto nel complesso un adeguato livello di consensi, ma non è così. Ecco la preoccupazione: «Mi auguro - continua Squinzi - che il completamento risponda a un requisito fondamentale, che è quello della competenza, e che non si ceda a un'ottica di lottizzazione». Il contesto in cui il presidente di Confindustria si esprime per la prima volta sul Governo Letta è senza dubbio un contesto più dinamico, almeno dal punto di vista economico, rispetto a quello italiano o della zona euro, dove ancora si discute, più o meno accademicamente, se sia più giusto continuare sulla strada del risanamento senza se e senza ma, oppure se sia il caso di resuscitare la crescita prima di "morire" tutti quanti d'austerità. Per fortuna il nuovo Esecutivo sembra non avere dubbi sulle priorità. E gli Stati Uniti in questo momento sono un bell'esempio di politiche proattive a favore dell'economia, con l'aiuto fondamentale della Federal Reserve. Risultato: gli Stati Uniti crescono, e non di poco, e la controprova microeconomica di questa crescita sono i risultati di vendita delle aziende italiane nel settore nei primi mesi dell'anno. L'export della ceramica italiana registra una crescita compresa tra il 10 e il 15%, mentre la stessa Mapei, che solo negli Stati Uniti ha 11 stabilimenti (più quattro in Canada e uno a Portorico), viaggia a un ritmo ancora più sostenuto, tra il 20 e il 30%: «Quest'anno contiamo di raggiungere nell'area un risultato di vendite prossimo ai 700 milioni di dollari», prevede Squinzi con ragionevole sicurezza. Perché la ripresa americana è sostenuta in buona parte dal recupero dell'industria delle costruzioni, la grande vittima della crisi del 2007-2008, con una buona dinamica soprattutto nel comparto dell'edilizia residenziale e delle ristrutturazioni. Siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi, ma tutti gli addetti ai lavori ritengono che la crescita attuale, contrariamente a quella drogata degli anni ruggenti della bolla immobiliare, sia più duratura e sostenibile, quindi più sana e affidabile. Come rilanciare allora una simile dinamica anche in Italia? Nel suggerire la priorità di politica economica e industriale Giorgio Squinzi indica quattro punti fondamentali. Innanzitutto il pagamento alle imprese dei crediti dovuti dalla pubblica amministrazione, «possibilmente con un meccanismo meno complesso di quello che stava predisponendo il governo precedente, in modo da iniettare subito, nel sistema, liquidità per 48 miliardi di euro». Poi una riduzione del costo del lavoro, nell'ordine del 9%, partendo dalla neutralizzazione, nella base di calcolo dell'imponibile Irap, proprio di questa voce dei costi. Terzo: un rilancio degli investimenti pubblici nelle infrastrutture. Infine, strettamente legato al terzo punto, il rinnovo degli incentivi per le ristrutturazioni edilizie al livello del 50%, come chiede ad esempio Confindustria Ceramica: «Io sarei anzi favorevole - conclude Squinzi - ad un innalzamento degli incentivi al 70%, da estendere non soltanto agli attori del comparto edilizio e delle costruzioni, ma ad altri protagonisti importanti della filiera, come l'industria del mobile».

 

Copyright © 2012 www.organizzazionesociale.com | All Rights Reserved. Tutti i diritti riservati | fondazione studi tributari P.IVA 97417730583

PixelProject.net - Design e Programmazione Web