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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Aziende come istituzioni Analfabetismo sociale e "aziende cattive"
Analfabetismo sociale e "aziende cattive" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Abbiamo detto tante volte che l'opinione pubblica italiana non conosce le aziende. Le vede come "grandi bottegai", e ne spiega i comportamenti con le mappe concettuali del pasticcere o dell'idraulico, attenti al guadagno perchè

con esso mantengono se stessi e la propria famiglia. L'immagine del fabbro attento al guadagno viene istintivamente traslata sull'acciaieria "attenta al profitto", ma non scusata dai bisogni personali e della famiglia come il fabbro. La volgarizzazione collettiva si costruisce una immagine dove un grande fabbro disumano semina disagio sociale, inquinamento, alienazione, solo perchè "mosso dal profitto". Nessuno ha una idea delle rigidità aziendali connesse alla remunerazione dei costi fissi per gli impianti, al pagamento degli interessi passivi, dei dipendenti, dei fornitori, che rendono rigidi gli equilibri dell'azienda, facendola apparire "cattiva", mentre è solo "non umana" perchè non è una persona, ma un gruppo sociale, con i suoi equilibri e dove le persone si condizionano a vicenda. Con la necessità, a differenza dei pubblici funzionari, che possono coprirsi dietro "il governo della legge", di prendersi dei rischi , perchè "vendere" significa esistere e non vendere significa morire. Per questo qualche volta troviamo in commercio prodotti (probabilmente) difettosi, ma su cui ormai si è investito, o che possono avere controindicazioni nocive per la salute, come accadde per insetticidi come il DDT , per materiali come l'amianto, o medicinali come il talidomide; ci sono casi in cui le circostanze spingono a rischiare, perchè se non si rischia l'azienda muore, e allora ci si prende il rischio che muoia qualcun altro. Può non piacere , ma anche la vita umana rientra in un calcolo "costi -benefici" assieme a tante altre variabili. Quando il potere economico si è concentrato nella politica, invece, l'azienda pubblica, in nome della costruzione del socialismo, poteva inquinare e ammazzare a suo piacimento (vedi Chernobyl).  Tornando all'occidente, se nessuna azienda avesse preso rischi saremmo ancora all'età della pietra , in genere è andata bene, ma i rari casi in cui è andata male, alimentano, nel nostro analfabetismo sociale,  un’immagine di aziende che “sacrificano la vita per il profitto”; soprattutto in una società che non ha mai capito bene, accanto alle tradizionali istituzioni politiche, queste strane istituzioni economiche chiamate aziende. Certo che non l'ha capito bene, visto che nessuno gliel'ha spiegato. Mica è "colpa della società", è colpa dei "cattivi maestri", non quelli che pensano cose sbagliate, ma quelli che non pensano proprio, o non pensano per spiegare o per capire, ma solo per fare scena. I depensanti, i parlanti senza dire nulla, o i complicatori di banalità, per darsi tono, difendere un ruolo, particolarmente diffusi nelle scienze sociali, e di cui parleremo spesso.

 

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