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Dalla tassazione a tutto il resto

L'organizzazione sociale in materia tributaria riflette l'organizzazione sociale in genere. Che per fortuna in Italia è molto meglio di quella in materia tributaria. Inseriamo qui gli spunti per evitare ulteriori peggioramenti. Mentre i nostri sforzi per migliorare la parte tributaria sono su www.giustiziafiscale.com per la classe dirigente in genere e www.fondazionestuditributari.com per gli (sfortunati :-)) operatori di questo settore

Home Amministrare per legge Le degenerazioni del normativismo: dalla teoria alla malattia (sociale)
Le degenerazioni del normativismo: dalla teoria alla malattia (sociale) PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   

Siamo tutti d'accordo che l'Italia malata non è quella delle aziende, ma quella della macchina pubblica. Quest'ultima sembra pensare solo a "rispettare le regole", coprendosi le spalle, anziché realizzare gli obiettivi assegnatigli. Legioni di dipendenti pubblici sono confusi e disorientati su quello che devono fare, quando non glielo ricordano pressioni esterne, come malati da curare, bambini cui insegnare o viaggiatori da trasportare. Occorre però che

il "bene comune", l'interesse pubblico, venga urlato dal "pubblico", altrimenti non lo si avverte, e tutti "rispettano le norme", girando a vuoto , senza prendersi responsabilità, senza esporsi. Oppure, interpretando le norme nel modo più comodo e in qualche caso per abusare del proprio potere, prendendosi vantaggi personali. Sono questi i risultati cui contribuisce una formazione (ma sarebbe meglio dire "deformazione") giuridica che esorta a "non pensare" perchè a tutto ha già pensato la  legge per noi.  Gli studi giuridici per tanta gente a una lenta lobotomia,  con gli effetti di decerebralizzazione già indicati a proposito dell'accademia del diritto tributario, che avrebbe dovuto organizzare i le riflessioni sulla determinazione dei tributi e invece non riesce neppure a comprenderle, parlando per riferimenti, senza ragionamenti (dal che complicazioni sussiegose di questioni semplici,  "monografie bluff" , concorsi-farsa e svuotamento di un intero settore della vita sociale). Non ci sono  infatti supplenze rispetto agli studiosi, e se questi  cominciano a parlare senza dire nulla, le istituzioni li seguono a ruota, perchè per esse il normativismo di facciata è comodo, in quanto consente di essere autoreferenziali, essendo esse stesse custodi del senso della legislazione, e potendo in questo modo scavalcare ogni controllo sociale sul proprio operato. Il controllo sociale sulle istituzioni passa per la formazione e per la comprensione della pubblica opinione, cui non possono sostituirsi i media, che riflettono , ma sono condannati a stare sempre allo stesso punto, a dire sempre le stesse cose, dando sempre gli stessi  colpi al cerchio e alla botte. Se si pensa che la legge possa risolvere tutto, la colpa è sempre dell'inadeguatezza della legge, e le responsabilità sono scaricate verso l'alto, mentre le istituzioni si coprono con la legge, in un circolo vizioso che disorienta la pubblica opinione.  Qualsiasi assurdità, qualsiasi convenienza e persino  qualsiasi prepotenza  può essere  ammantata di una litania di espressioni apparentemente in tema (come faceva don Abbondio con Renzo Tramaglino in una supercazzola con cui Manzoni anticipava Monicelli di un centinaio d'anni).  Il normativismo, che nelle illusioni illuministe  a tenere sotto controllo le istituzioni, diventa uno strumento delle istituzioni per costruire, inconsapevoli, una nuova conveniente anarchia, un neo-corporativismo senza visione di insieme.  Dove ognuno pensa a sé stesso "in nome della legge", e dove le responsabilità degli studiosi di diritto sono gravissime, prima di tutto per aver accantonato il proprio ruolo di studiosi delle istituzioni , appiattendosi in un positivismo di comodo, pensando per riferimenti, delegando tutto al legislatore o pensando al massimo a "fare gli avvocati", trasformando le cattedre in uno strumento relazionale. I giuristi non sono più "studiosi sociali", ma analisti di dettagli perché tanto deve pensare a tutto "il legislatore", costantemente criticato e invocato.  Alla fine il normativismo non è una teoria, ma una malattia. Una malattia sociale, che ha infettato il "servizio giustizia" e poi pian piano si è estesa a tutte le branche delle istituzioni pubbliche, e a chi opera con esse. Chi ne approfitta, senza accorgersi di cannibalizzare se stesso, getta poi la responsabilità sulla politica in una spirale di disgregazione della società. Ammettendo ottimisticamente che sia una malattia ancora curabile, non lo è senz'altro  vagheggiando un fantomatico diritto naturale, ma tornando a fare delle istituzioni l'oggetto del diritto, e guardando alle norme in funzione delle istituzioni. Il rimedio non è il giusnaturalismo, ma l'istituzionalismo. Cioè lo studio del comportamento delle istituzioni , le loro funzioni, le loro possibilità, le situazioni che devono gestire , e anche le norme, come contingenti indicazioni della politica. Le norme non sono epifanie del soprannaturale, ma un elemento per studiare le istituzioni. Perché tutti i giuristi sono istituzionalisti, in quanto mancano alternative metodologiche...solo che molti non lo sanno, mentre ad una minoranza di impostori piace fingere di non saperlo. La confusione crea lavoro avvocatesco e potere...

 

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